Scenario e dieta mediale degli italiani

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

Con l’espressione dieta mediale si intende l’insieme delle pratiche di consumo legate ai media, che per quantità e qualità del consumo stesso incidono fortemente non solo sulla formazione dell’opinione pubblica, ma anche sulle modalità delle relazioni interpersonali, sul ritmo impresso al tempo, perfino sulla qualità della vita delle persone. Si potrebbe dire, mediaticamente parlando, “dimmi di cosa ti nutri (ma anche quanto, con quale intensità, e a che velocità) e ti dirò chi sei”. La grande innovazione degli ultimi decenni è costituita dai media digitali. Il 30 aprile 1986 l’Italia si collegava la prima volta a Internet dal Centro universitario per il calcolo elettronico del Cnr di Pisa. Da allora, nell’arco di più di 30 anni, i navigatori, come è ovvio, sono andati progressivamente aumentando. Nel 2006 la rete era ancora un’estranea per il 63% degli italiani, nel 2017 era usata dal 65,3% di persone, il 71,7% di famiglie (dati Istat). Guardando ai dati più recenti nel mese di settembre 2018 l’audience digitale totale ha raggiunto 42,7 milioni di utenti unici, collegati da almeno uno dei device rilevati tra pc, smartphone e tablet (dati Audiweb riportati da “Prima Comunicazione”). Nello stesso periodo l’online in Italia ha interessato il 70,5% della popolazione dai 2 anni in su, con una total digital audience nel giorno medio di 33,5 milioni di utenti connessi per quasi 3 ore in media per persona. Se si guarda più nello specifico al device utillizzato il più gettonato è lo smartphone, con 11,7 milioni di utenti che hanno navigato da computer (il 19,4% della popolazione di 2+ anni), 5,4 milioni di persone da tablet e/o 27,7 milioni da smartphone (rispettivamente l’11,8% e il 60,9% della popolazione maggiorenne). Percentuali in crescita rispetto al precedente mese di agosto 2018, quando la total digital audience nel giorno medio era stata di 32,2 milioni di utenti unici complessivi, pari al 53,2% della popolazione dai 2 anni in su, online in media per 2 ore e 52 minuti per persona. L’accesso alla rete tuttavia non si traduce automaticamente in competenza digitale, per cui accanto al dato quantitativo è importante considerare la qualità e la consapevolezza della presenza in rete. Per valutare il peso dei media tradizionali nella dieta degli italiani, viene in aiuto il Censis con il Rapporto sulla comunicazione dell’ottobre 2018, nato nel 2001 da un’originaria idea dell’Ucsi (Unione Cattolica della Stampa Italiana) e arrivato alla quindicesima edizione. Il rapporto monitora i consumi dei media, i cambiamenti nella dieta mediatica degli italiani e la loro ricaduta sociale. Ebbene, a fronte di una crescita nella diffusione dei media digitali e del numero degli utenti social, la tv tradizionale resta il medium più amato, anche se risente della crescita dei servizi streaming. L’89,9% di italiani, infatti, vede la tv digitale terrestre e il 41,2% la tv satellitare (entrambe, tuttavia, perdono il 2,3% di spettatori). Crescono invece specie tra i giovani, le web-tv e le smart-tv, ossia quelle televisioni che consentono la costruzione di un palinsesto personalizzato e che raccolgono il 30% dell’utenza (sono il 25,9% di spettatori quelli raggiunti dalla mobile tv). Un altro dato significativo dei cambiamenti in atto riguarda la crescita degli abbonati alle piattaforme on demand di video streaming, come Netflix, Infinity e Tim Vision, che in un anno sono passati dall’11% al 18% con punte del 29% tra i giovani al di sotto dei 30 anni. La radio rimane un mezzo popolare, seguita dal 79,3% degli italiani, ma quella tradizionale segna un calo del 2,9% di ascoltatori. Cresce invece l’ascolto delle trasmissioni radiofoniche via pc (scelte dal 17% degli italiani) o via mobile (dal 21%, con un +1,6% sul 2017). A fare le spese dei nuovi usi e consumi è soprattutto la carta stampata, con il 56% degli italiani che non prevede nella sua dieta mediatica i mezzi cartacei, come libri, giornali, riviste e periodici di carta. In crisi è anche il libro, considerando che appena il 42% degli italiani ne ha letto almeno uno nel corso dell’anno e che gli e-book sono fermi all’8,5%. Questa tendenza all’abbandono della lettura, per quanto possa sembrare paradossale, si accompagna a un aumento dei livelli di istruzione, con una maggiore incidenza tra i laureati. Il quadro descritto, sia dal punto di vista sincronico (la fotografia di oggi) che diacronico (le modifiche della dieta mediale nel tempo) può essere utile non solo per una lettura sociologica, ma anche per capire come si incontrano domanda e offerta di informazione, dove e come si forma il consenso al tempo della disintermediazione, quali conseguenze la società orizzontale comporta relativamente al modo di intendere la comunità e la democrazia. Tutte questioni di non poco conto, legate a quella mutazione antropologica innescata dall’avvento del digitale, analogamente a quanto è avvenuto, nella storia, nelle epoche segnate dai grandi cambiamenti della comunicazione.

Vania De Luca

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