La comunicazione orizzontale: livelli e attenzioni

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

È ormai lontano il tempo in cui Mark Zuckerberg creò Facebook, il social network (rete sociale) pensato per consentire agli studenti di Harvard di interagire online con i propri amici/colleghi di studio. Oggi, i social media costituiscono una realtà complessa: non sono più semplicemente piattaforme attraverso le quali instaurare relazioni interpersonali con altri utenti (social network), come succedeva quando Facebook è stato inventato, ma anche spazi che ospitano la pubblicazione di veri e propri contenuti mediali, realizzati sia da singoli individui sia da organizzazioni e istituzioni con diversi livelli di professionalità. I nostri contatti online non sono solo altri utenti, ma anche i media, le istituzioni, le associazioni, le aziende, personaggi pubblici più o meno noti. La comunicazione orizzontale (fra gli utenti) si mescola a processi comunicativi tradizionalmente di tipo verticale governati da istituzioni mediali, politiche, religiose, secondo un flusso di tipo top-down. Luhmann diceva che ciò che sappiamo dipende dai mass media. Ciò che sappiamo, ciò che riteniamo essere vero, oggi, dipende sempre più dai media digitali. Dipende dai media, dalle istituzioni e organizzazioni presenti attraverso i loro account sulle piattaforme digitali, ma dipende anche da noi. Ciascun utente ha delle responsabilità che si assume ogni qualvolta pubblica un contenuto, aggiunge un like o condivide quanto scritto da altri. Oggi assistiamo a un cambiamento radicale nel processo comunicativo. Se nei media tradizionali il percorso di circolazione dei contenuti non è determinato dagli utenti, nei social media ciascun utente può contribuire alla produzione e alla diffusione dei contenuti. Ciascuno di noi partecipa alla condivisione di rappresentazioni e modelli di interpretazione del reale credibili o verosimili. Si tratta evidentemente di un aspetto centrale se si pensa alla circolazione di notizie false o non verificate. In questa prospettiva, le domande da porsi riguardano il ruolo e la responsabilità di ciascun soggetto nella costruzione del reale. In un contesto disomogeneo come quello dei social media, in cui convivono diversi tipi di attori (singoli individui, istituzioni, media, associazioni, ecc.) che rispondono a logiche diverse, se non addirittura contraddittorie, quali sono i livelli di coinvolgimento di ciascun utente? Quando esprimiamo la nostra opinione online, attraverso la creazione di un contenuto ex novo (un nuovo post o un commento), avvertiamo maggiormente la responsabilità di ciò che pubblichiamo perché tale azione richiede un coinvolgimento superiore a quello richiesto per l’aggiunta di un like o per una condivisione. Si tratta però, per la maggior parte degli utenti, di un tipo di attività residuale rispetto alle altre azioni compiute online. La cosiddetta regola dell’1% sostiene che solo una piccolissima percentuale di utenti partecipa attivamente alla produzione di contenuti. Molta della nostra attività in rete consiste nella condivisione di contenuti prodotti da altri, sia di tipo professionale sia amatoriale. Il social sharing è un atto di condivisione che rientra nelle azioni intraprese dai soggetti nel rapporto con altri, che implica un livello di coinvolgimento diverso rispetto alla pubblicazione di contenuto autoprodotto. Senza dubbio, creare contenuti ex novo (scrivere un post, realizzare un video, ecc.) impegna l’utente in maniera più onerosa in termini di tempo, di coinvolgimento emotivo e di risorse cognitive attivate rispetto ad altre forme di light engagement (like, reaction e anche share), caricandolo di una maggiore consapevolezza circa la responsabilità assunta nell’azione intrapresa. Tuttavia, la condivisione non esonera l’utente da alcune responsabilità. Lo sharing è un’attività di comunicazione che ha conseguenze sociali, in termini di istituzione di legami all’interno di una rete di soggetti. Si tratta di un’attività basata non solo sull’essere d’accordo con il contenuto condiviso, ma anche e forse più spesso sulla fiducia e credibilità goduta dalla fonte che ha prodotto quel contenuto. Quali attenzioni devo tener presenti quando interagisco tramite i social media? Innanzi tutto, devo essere consapevole del fatto che non sto parlando solo con i miei “amici” in uno spazio privato. Le mie azioni sono tracce che lascio dietro di me, che contribuiscono alla costruzione della mia identità, utili sia per coloro che fanno parte della mia cerchia sociale, sia per aziende e istituzioni. In secondo luogo, la velocità del processo decisionale che porta alla condivisione di un contenuto o all’assegnazione di un like può indurmi a ridimensionare la mia responsabilità circa la partecipazione alla costruzione dell’ambiente comunicativo nel quale siamo immersi. Spesso mettiamo un like sulla base della reputazione del soggetto autore del testo, pensando di leggere in un secondo momento il contenuto pubblicato. Consapevoli della complessità dell’ambiente comunicativo del quale facciamo parte, quando pubblichiamo, aggiungiamo una reazione o condividiamo un contenuto dobbiamo porre attenzione a diversi aspetti: la fonte della notizia da cui trae origine la nostra azione comunicativa (chi lo dice?); l’esistenza di diverse versioni (esistono altre fonti?); dove e quando sono accaduti i fatti narrati; l’autorevolezza (chi lo conferma?); la credibilità della fonte e di chi ha condiviso il post; la necessità di rettifica in caso di errore; l’uso di un linguaggio “civile” che tenga conto del rispetto degli altri (userei lo stesso linguaggio di persona?).

Rita Marchetti

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