Furore - John Steinbeck

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

Ho ripreso in mano questo classico e sono rimasto colpito da alcune pagine significative e intense.
E’ il maggiore e più celebre romanzo di John Steinbeck. Interessante la notizia che il titolo è tratto da una popolare canzone americana delle piantagioni (Grapes of wrath), nota anche in Italia per il ritornello “Glory glory alleluia”.

Trama
In sintesi, brevissima, il romanzo narra le peregrinazioni della famiglia Joad, che, come migliaia di famiglie dell’Oklaoma (i cosiddetti “okies”, nomignolo dispregiativo per indicare gli emigranti dell’Oklaoma), intorno al 1935 è costretta ad emigrare verso ovest, a causa della grave depressione economica in cui versavano gli Stati Uniti.
I Joad, scacciati dalle proprie terre, si dirigono verso la California a bordo di un camion scassato: "Furore" è proprio la storia di questo drammatico viaggio, condotto lungo la mitica strada 66, la via della fuga.
La famiglia è composta dai nonni Grampa e Granma, dai genitori Pa e Ma, dallo zio John, e dai sei figli: Noè, il primogenito, Tom, Al, Rosa Tea e i più piccoli, Ruthie e Winfield.

Una pagina intensa
La pagina che mi ha emozionato è alla conclusione del romanzo e ripresenta i temi fondamentali dell’intera vicenda: la durezza dell’esistenza di quanti vivono oppressi dalla miseria e, insieme, lo spirito di solidarietà che li riscatta dalla sconfitta.
I Joad sono accampati sul proprio misero autocarro quando una tempesta si accanisce su di loro; in questa drammatica situazione la giovane Rosa Tea partorisce un bimbo morto, mentre l’acqua piovana rischia di sommergere tutti.
In questo tragico contesto emerge una solidarietà commovente.
E’ l’incontro con un uomo morente di fame e suo figlio, voglio riproporlo per cogliere la bellezza della descrizione e l’efficacia del racconto, tipico del romanzo realista del novecento. “La mamma guardò, e distinse due figure nella penombra: un uomo sdraiato sulla schiena, e accanto a lui un ragazzo seduto, che guardava i nuovi venuti con occhi spalancati. Vedendosi scoperto, il ragazzo si alzò e venne incontro alla mamma e con voce rauca le domandò: “Siete voi i padroni?”
“No, siamo venuti a ripararci dalla pioggia, abbiamo una malata potete prestarci una coperta asciutta?” Il ragazzo tornò nell’angolo e ne riportò una sudicia coperta che tese alla mamma:
“Grazie,” disse la mamma, e accennando con la testa all’uomo sdraiato: Che cos’ha?”
Il ragazzo rispose, con una voce rauca priva di inflessioni: “Prima era malato, ma adesso muore di fame.” […]
 

L’uomo malato è il padre del bambino che sta morendo. Così il figlio parla del papà:
“Io non sapevo. Lui diceva sempre che aveva mangiato e che non aveva fame. Ieri sera sono andato fuori, e ho rotto una vetrina e ho rubato del pane. Gliel’ho fatto mangiare, ma l’ha vomitato tutto, e dopo era più debole di prima. Bisognerebbe dargli del brodo o del latte”. Bellissima la scena in cui la madre e la figlia Rosa Tea si leggono profondamente negli occhi e decidono di dare il latte del seno di Rosa, che ha appena partorito, a questo morente. “Poi si alzò faticosamente in piedi aggiustandosi la coperta attorno al corpo, si diresse a passi lenti verso l’angolo e stette qualche secondo a contemplare la faccia smunta e gli occhi fissi, allucinati. Poi lentamente si sdraiò accanto a lui. L’uomo scosse lentamente la testa in segno di rifiuto. Rosa Tea sollevò un lembo della coperta e si denudò il petto. “Su, prendete,” disse. Gli si fece più vicino e gli passò la mano sotto la testa. Qui, qui, così. Con la mano gli sosteneva la testa e le sue dita lo accarezzavano delicatamente tra i capelli. Ella si guardava attorno, e le sue labbra sorridevano, misteriosamente.

Considerazioni
La scena è condotta con grande sapienza narrativa: dopo l’intesa tra madre e figlia, nel silenzio si compie il grande gesto di umanità di Rosa Tea, aiuta questo’uomo, simbolo di una grande sofferenza, con un gesto che è un’ alta forma di maternità e di amore…
E’ inoltre, a mio avviso, segno di grande solidarietà nel dolore che illumina questo scenario di desolazione.
Il messaggio di questo romanzo è , a mio parere, la forza di andare avanti: senza lavoro e quasi morti di fame, i Joad continuano a sperare: l’ultima parola è della madre, che esorta gli altri ad andare innanzi senza tentennamenti, finché c’è vita….
L’autore si distingue per il suo realismo poetico per la rappresentazione di gente semplice e umile.
La forza della narrazione mi ha fatto ritrovare elementi di attualità anche in situazioni odierne di povertà e disagio vissute con grande dignità.
Uno stile rapido e incisivo che mi ha emozionato e fatto comprendere il grande valore della speranza.

 

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