NOVO MILLENIO INEUNTE - Giovanni Paolo II

Scritta il 6 gennaio del 2001, la lettera apostolica traccia un bilancio del grande Giubileo del 2000.
Il papa, ringraziando il Signore dell’impressionante numero di pellegrini che ha varcato la porta santa, stimola però a non adagiarsi, ma sollecita al “duc in altum”, a prendere il largo.
“Ciò che abbiamo fatto non può giustificare una sensazione di appagamento”, piuttosto - dice Giovanni Paolo II - deve suscitare un “dinamismo nuovo”.
Vari settori di apostolato hanno bisogno di nuovo impegno, come la comunione nella chiesa e l’ecumenismo, come i poveri che sono “milioni e milioni” per le “contraddizioni di una crescita economica, culturale, tecnologica che offre a pochi fortunati grandi possibilità”.
In questo documento troviamo una splendida sintesi dell’intero insegnamento di Karol Wojtyla.
Nella situazione di disagio che vive buona parte dell’umanità, i cristiani, consapevoli della presenza del Risorto si pongono la stessa domanda rivolta a Pietro a Gerusalemme, subito dopo il suo discorso di Pentecoste. “Che cosa dobbiamo fare?” (At 2,37).
Il Papa invita a interrogarci “con fiducioso ottimismo, pur senza sottovalutare i problemi”. Il pontefice è convinto che, di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, non possa esserci una “formula magica”.
“No, non una formula ci salverà, ma una Persona, e la certezza che essa ci infonde: Io sono con voi!
Non si tratta, allora, di inventare un " nuovo programma ". Il programma c'è già: è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. È un programma che non cambia col variare dei tempi e delle culture, anche se del tempo e della cultura tiene conto per un dialogo vero e una comunicazione efficace. Questo programma di sempre è il nostro per il terzo millennio”. (n 29)
Insomma il programma, che conduce alla libertà e alla felicità, deve ripartire da Cristo cercando la santità personale. “Questo ideale di perfezione non va equivocato come se implicasse una sorta di vita straordinaria, praticabile solo da alcuni “geni” della santità” (n. 31).
Giovanni Paolo II invita quindi i fedeli a sforzarsi di raggiungere la “misura alta” nell’ordinaria vita cristiana.