SPE SALVI - Benedetto XVI

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

Nel 2007, terzo anno del suo pontificato, Benedetto XVI scrive l’Enciclica “Spe Salvi” ispirandosi ad una frase di San Paolo: “Nella speranza siamo stati salvati” (Rm 8,24).
Nell’introduzione, il papa, raccoglie la testimonianza della Santa africana Giuseppina Bakhita, canonizzata da Giovanni Paolo II.  Di essa, Benedetto XVI, afferma che ha realizzato concretamente, nella figura di Gesù Cristo, “l'incontro con una speranza che era più forte delle sofferenze della schiavitù e che per questo trasformava dal di dentro la vita e il mondo” (n.4).
Il testo dell’Enciclica poi è ricco, oltre che di esegesi biblica, dell’analisi di pensieri filosofici del passato e dell’epoca contemporanea.
Nel complesso, il Pontefice, analizzando in maniera critica gli ingannevoli miti del progresso e della scienza, vuole sottolineare che la speranza cristiana è la fonte della vera libertà.
“La scienza - secondo Papa Ratzinger -  può contribuire molto all'umanizzazione del mondo e dell'umanità. Essa però può anche distruggere l'uomo e il mondo, se non viene orientata da forze che si trovano al di fuori di essa” (n.25).
Nella parte finale, Benedetto XVI indica i luoghi della speranza che individua in: preghiera, azione e  sofferenza, giudizio.
 

La preghiera viene vista come scuola di speranza e il Papa cita l’esempio dell’indimenticabile Cardinale Nguyen Van Thuan. “Durante tredici anni di carcere, in una situazione di disperazione apparentemente totale, l'ascolto di Dio, il poter parlargli, divenne per lui una crescente forza di speranza, che dopo il suo rilascio gli consentì di diventare per gli uomini in tutto il mondo un testimone della speranza” (n.32).
Inoltre l’azione, cioè l’impegno quotidiano nel realizzare ogni progetto di vita,  è sempre però accompagnato, secondo il Pontefice, dalla sofferenza. “Essa deriva, da una parte, dalla nostra finitezza, dall'altra, dalla massa di colpa che, nel corso della storia, si è accumulata e anche nel presente cresce in modo inarrestabile” (n 36).
Infine il Giudizio, per Benedetto XVI, è  esercizio di speranza. “L'immagine del Giudizio finale è in primo luogo non un'immagine terrificante, ma un'immagine decisiva di speranza” (n 44).

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