LUMEN FIDEI - Papa Francesco

Tra gli scritti di Papa Francesco questa enciclica è la meno conosciuta. Si tratta del suo primo documento pubblicato il 29 giugno 2013, nell’Anno della Fede.
Il testo, iniziato da Benedetto XVI, è stato completato e firmato da Papa Bergoglio.
Ottantadue pagine scritte a quattro mani con la firma di Francesco, ma con la classica impostazione di Joseph Raztinger.
Viene preso in considerazione il tema della fede in continuità con le precedenti encicliche di Benedetto XVI dedicate alla carità (Deus caritas est) e alla speranza (Spe salvi).
L’enciclica ha l’obiettivo di chiudere il cerchio sulle tre virtù teologali.
Il primo capitolo, attraverso il racconto biblico della storia della salvezza, presenta la dinamica della fede che trova compimento negli scritti del Nuovo testamento, mentre nel secondo si mette a confronto la fede con la verità e con la ragione.
Il terzo capitolo pone in evidenza chiesa e sacramenti, infine l’ultima parte presenta la fede rispetto ad alcune tematiche della vita sociale come il bene comune, la famiglia, la società e la sofferenza.

La mano di Francesco appare evidente in vari passaggi come nelle espressioni usate nel primo capitolo: "In tanti ambiti della vita ci affidiamo ad altre persone che conoscono le cose meglio di noi. Abbiamo fiducia nell'architetto che costruisce la nostra casa, nel farmacista che ci offre il medicamento per la guarigione, nell'avvocato che ci difende in tribunale" (n. 18).
Lo stile di Francesco con immagini legate alla vita comune sottolinea che abbiamo bisogno di qualcuno “che sia affidabile ed esperto nelle cose di Dio”. Questo qualcuno viene identificato nella figura di Gesù Cristo.
Uno spazio Bergoglio lo dedica alla riflessione sul travaglio dell’esistenza quando dice che Dio parla anche agli uomini che soffrono: “non dona loro un ragionamento che spieghi tutto, ma "offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna, di una storia di bene che si unisce ad ogni storia di sofferenza per aprire in essa un varco di luce" (n. 57). È questo l’anticipo dell'espressione "Non facciamoci rubare la speranza” (n. 57), molto cara a Francesco.