Stefania Battistini: giornalista del pensiero unico

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

Il giornalismo, quando è ben fatto, cerca di fornire una copertura oggettiva degli eventi, presentando i fatti senza distorsioni e offrendo contesti accurati. Tuttavia, è anche vero che i giornalisti possono avere inclinazioni personali o subire pressioni esterne che influenzano la loro narrativa. Il servizio pubblico, specialmente nei media finanziati dallo Stato, dovrebbe essere guidato dall'obiettività, dalla completezza e dall'accuratezza delle informazioni fornite al pubblico. La promozione di un unico punto di vista non dovrebbe essere parte della missione di tali entità, poiché il pubblico ha il diritto di ricevere informazioni equilibrate e oggettive.

Stefania Battistini, ha seguito la guerra in Ucraina, sostenendo in maniera molto accentuata la linea di Zelenski, ora nel conflitto israelo-palestinese si è messa chiaramente dalla parte di Israele. Come professionista, come inviata, giustamente ben retribuita per il lavoro pericoloso che svolge, ha tutto il diritto di dire legittimamente la sua, di interpretare, narrare unilateralmente la guerra in Ucraina ed ora quella di Israele. Ma sembrerebbe che il suo modo di raccontare corrisponda al pensiero unico europeista ed atlantista. Ha scritto "Lo_Speciale", sito di informazione alternativa: "Come dire da una parte il bene, dall’altra il male; da una parte il buono, dall’altra il cattivo; da una parte l’amico, dall’altra il nemico assoluto. Il tema però, è il servizio pubblico, almeno quel che ne resta, e la sua mission istituzionale di assicurare, fornire una informazione corretta e obiettiva, senza schierarsi, indottrinare, formare, eterodirigere l’opinione pubblica. Uno sforamento che abbiamo già visto col Covid e la relativa battaglia vaccinale. Quello di cui, al contrario, hanno bisogno i cittadini, - ha aggiunto Lo_Speciale - se non della verità, il che sarebbe comunque auspicabile, è di una spiegazione oggettiva dei fatti che non sia il risultato di una militanza o di una appartenenza ideologica; oppure di domande che già contengono la risposta e che danno per scontate versioni da dimostrare. D’accordo, raccontare una guerra è estremamente complesso e difficile. I giornalisti, i politici, gli intellettuali hanno a che fare, unicamente con la propaganda e la manipolazione quotidiana da parte dei rispettivi contendenti".

Come uscirne? Si è domandato "Lo_Speciale", offrendo una serie di consigli per gli acquisti che sono: citare puntualmente le fonti, riportare le affermazioni col condizionale, non dare per scontati i numeri veicolati dagli opposti versanti e uffici stampa. E soprattutto non accettare regali o premi da uno dei due Stati in guerra. Come purtroppo è accaduto.

Stefania Battistini è stata incoronata da Zelensky. Con queste motivazioni: “Per un significativo contributo personale al rafforzamento della cooperazione interstatale, al sostegno della sovranità statale e all’integrità territoriale dell’Ucraina, alla divulgazione dello Stato ucraino nel mondo”.  La ricezione di premi e riconoscimenti da parte di entità coinvolte nei conflitti, potrebbe però influenzare l' oggettività nella copertura giornalistica. Sarebbe, infatti molto meglio mantenere una distanza critica dalle parti coinvolte nelle guerre, evitando di trasmettere reportage troppo di parte o costruiti ad arte. Infatti abbiamo visto spesso, nei reportage della Battistini, sulla Rai, come scrive Lo_Speciale: "la spettacolarizzazione della guerra, nelle storie romanzate e montate ad arte degli intervistati secondo il messaggio che deve passare per forza. Anche a costo di acquisire alla causa di Kiev pure i cani che girano per strada o che stanno nelle vicinanze dei soldati, purché indossino la bandiera ucraina". Ed ora lo stesso cliché si ripete con i servizi su Israele, dove la Battistini intervista soltanto gli Israeliani che hanno subito violenza con scene che strappano lacrime...

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