Ritrovare la bellezza dell'uomo

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

DAL MONASTERO San Raimondo di Piacenza

 / Emergenza coronavirus: parla la benedettina madre Corradini

“CI SIAMO RESI CONTO DI ESSERE MOLTO FRAGILI”

Lasciamo che i nostri medici, i nostri infermieri, i nostri operatori sanitari, che stanno facendo moltissimo, oltre ogni sforzo umano, e per questo li ringraziamo, siano aiutati dai nostri piccoli atti d’amore quotidiani, dove ci facciamo presenti uno all’altro”. Sono le parole di madre Maria Emmanuel Corradini, ex medico infettivologo dell’ospedale di Reggio Emilia, ora abbadessa benedettina del monastero di San Raimondo a Piacenza.

— Restate in casa! È l'appello che continua a risuonarci intorno. Voi monache lo fate da sempre. La società italiana sta vivendo come un periodo di clausura...

La clausura per noi monache è una scelta d’amore, non è una costrizione, né una violenza, quindi ci permette di rientrare in noi stesse di fare verità e consente l’incontro tra le nostre miserie e la misericordia che è presente in ciascuna di noi. Proprio per questo si diventa capaci di bontà, di umiltà, di aiuto fraterno. Non si punta più il dito su se stesse e nemmeno sulle altre, si impara a convivere con le proprie debolezze e ci si rialza dopo ogni caduta perché si confida di più nella misericordia di Dio che nelle proprie qualità. Gli italiani sono invece chiamati a vivere in clausura forzatamente. Tutto ciò, potrebbe diventare in realtà una scelta come le tante cose che, all’inizio della nostra vita, non ci sono mai piaciute, poi sono diventate indispensabili. Quante volte davanti a compiti o servizi, chiesti dai genitori, siamo stati ritrosi poi, piano piano sono stati motivo per esprimere il meglio di noi. Quante quante volte davanti ad un piatto di cibo, che non ci piaceva, ci siamo rifiutati di mangiarlo poi, abituandoci, è stato occasione di allegrezza. In questo periodo ci viene imposta una specie di clausura, perché non trasformarla in tempo di grazia? Un periodo in cui guardare dentro noi stessi e scrivere, ogni giorno, un capitolo della nostra vita come in un libro. Perché non inventare qualcosa che permetta di metterci insieme, di unificare, di rendere l’altro contento. Questo virus ci ha fatto comprendere che siamo molto fragili, molto deboli… allora che cosa rimane se non l’amore. Facciamo in modo che ogni giorno vengano spezzate le spine di contesa per far prevalere l’amore, il perdono. Allora non saranno giorni sprecati, ma diventeranno motivo di grazia e di gioia. #Restate in casa, perché non lo convertiamo in quell’annuncio di Pasqua: “Rimanete, rimanete nel mio amore”.

— Madre Emmanuel, una giovane sposa in un’intervista ci ha detto: 'Chissa che cosa ci vuole dire il Signore attraverso questa emergenza drammatica...' Come rispondere?

In questi giorni in cui ognuno è alle prese con numeri sempre più allarmanti, dove non si vede la fine, viene spontanea la domanda di Isaia al capitolo 21: “Sentinella, quanto resta della notte?”. Quante notti accanto ai nostri malati, quante notti accanto a coloro che offrono il proprio servizio, la propria vita. Potrebbe nascere lo sconforto, eppure i nostri malati non sono soli perché Gesù Cristo, lasciato solo sulla Croce, è accanto a ciascuno. Non è vero che i nostri cari sono lasciati a se stessi, ricevono cura, attenzione e interiormente sono visitati dal Signore, dalla Madonna e dall’Angelo custode. Sono certa che il Signore arriva dove l’umano non può arrivare e quindi deve sempre emergere in noi la speranza. Come Dio Padre ha resuscitato suo Figlio, così farà in modo di non abbandonare i suoi figli. Quest’epidemia è un richiamo a ritornare a Dio. Ci credevamo capaci di tutto, presuntuosi e soprattutto capaci di gestire il bene e il male, la vita e la morte, invece non ne siamo padroni. Ma questo non ci deve sgomentare, ma aiutare ad alzare gli occhi e rivolgerci a Colui che ci ha creati. Quanto male ha attraversato la nostra storia, quanto male c’è ancora nel cuore dell’uomo. Prendiamo questo tempo come una lunga purificazione, come un momento in cui davvero chiederci per chi vivo e per chi muoio e, se c’è qualcosa che ci ha fatto veramente male, chiediamo perdono, ricominciamo ponendo il nostro sguardo verso Dio padre che è misericordia.

È bello allora pensare, in un’esperienza di così grande dolore, che potrebbe portarci a bestemmiare Dio, che in realtà è Lui il primo a soffrire di tutto questo e si pone accanto a noi, non solo per guarire, ma per salvare. Il Signore è il redentore del mondo, è colui che, quando noi siamo disperati, ci è accanto per dire lui l’ultima parola: “Ti aspettavo, sei prezioso ai miei occhi e ti amo…”.

— Tanto dolore sta colpendo numerose famiglie, però sta facendo circolare, seppur a distanza, tanto amore. È una lezione di vita?

Bisognerebbe raccontare le tante storie di amore, di dedizione perché il cuore dell’uomo è fatto per amare. Il male si è insinuato e ha voluto con prepotenza prendere spazio dentro di noi, però bisogna sceglierlo. Noi siamo stati generati nell’amore e allora questo tempo di grande difficoltà, sta facendo emergere i pensieri più belli per andare incontro agli altri. Basta una preghiera, fatta con amore, per dire come l’altro è importante al mio cuore. Tutti abbiamo le possibilità per compiere atti di generosità. Santa Teresa di Lisieux diceva che si diventa santi a forza di offrire tanti piccoli atti d’amore. È questa la storia di salvezza: tutto ciò che cambia il cuore, i rapporti fraterni e spalanca le porte chiuse. È finalmente il linguaggio della tenerezza, quello di cui abbiamo estremamente bisogno. Non l’alzare la voce, non la durezza, non il protagonismo, non l’usurpazione, ma la carità, la tenerezza, una carezza, il vedere gli altri con gli occhi di Dio. Questa può diventare la lezione più importante, in questo tempo di corona virus, per ritrovare quanto è bello l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio. Allora se scopro che l’altro, il fratello me lo ha donato Gesù, questo periodo è proprio una scuola di grande carità.

Riccardo Tonna

A sinistra, nella foto di Pagani, madre Maria Emmanuel Corradini. Sopra, una delle immagini dei primi giorni dell’emergenza coronavirus

(foto Siciliani-Gennari/SIR).

 

 

 

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