REDEMPTORIS MISSIO

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

Nel 1990, venticinque anni dopo l'approvazione del Decreto conciliare Ad Gentes, Giovanni Paolo II pubblica l'enciclica "Redemptoris Missio". Con questo documento il papa polacco ha riportato al centro della vita della Chiesa la missione ai non cristiani. Giovanni Paolo II, all'inizio dell'enciclica "Redemptoris Missio", afferma di voler rilanciare la missione alle genti. "Molti sono stati i frutti missionari del Concilio… Soprattutto si sta affermando una coscienza nuova: cioè che la missione riguarda tutti i cristiani, tutte le diocesi e parrocchie, le istituzioni e associazioni ecclesiali" (n.2). “Difficoltà interne ed esterne", dopo il Concilio, hanno però rallentato lo slancio missionario della Chiesa. La "Redemptoris Missio" sintetizza bene questo periodo di confusione terminologica e concettuale.  "Il cosiddetto rientro o rimpatrio delle missioni nella missione della Chiesa, il confluire della missionologia nell'ecclesiologia e l'inserimento di entrambe nel disegno trinitario di salvezza, hanno dato un respiro nuovo alla stessa attività missionaria, concepita non già come un compito ai margini della Chiesa, ma inserito nel cuore della sua vita, quale impegno fondamentale di tutto il popolo di Dio. Occorre però guardarsi dal rischio di livellare situazioni molto diverse e di ridurre, se non far scomparire, la missione e i missionari ad gentes. Dire che tutta la Chiesa è missionaria non esclude che esista una specifica missione ad gentes, come dire che tutti i cattolici debbono essere missionari non esclude, anzi richiede, che ci siano i "missionari ad gentes e a vita" per vocazione specifica" (n. 32). Lo stesso pontificato di Giovanni Paolo II si è orientato verso il mondo intero, come scriveva lui stesso: "Già dall'inizio del mio Pontificato ho scelto di viaggiare fino agli estremi confini della terra per manifestare la sollecitudine missionaria e proprio il contatto diretto con i popoli che ignorano Cristo mi ha ancor più convinto dell'urgenza di tale attività, a cui dedico la presente enciclica" (n. 1).

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