MATER et MAGISTRA - GIOVANNI XXIII

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

Giovanni XXIII, con questa enciclica scritta nel 1961, sente la necessità di parlare, come Chiesa ad un mondo che, negli anni 60, sta cambiando repentinamente.
Propone nuovi aspetti della Questione Sociale e la ricomposizione dei rapporti di convivenza umana.
Interessante, tra le altre cose, è il riconoscimento della legittimità di un accresciuto intervento dello Stato:
"Devono altresì essere presenti i poteri pubblici allo scopo di promuovere, nei debiti modi, lo sviluppo produttivo in funzione del progresso sociale a beneficio di tutti i cittadini".
La loro azione deve avere "carattere di orientamento, di stimolo, di coordinamento, di supplenza e di integrazione" (40).
Nei vari documenti della Chiesa, a partire dalla Quadragesimo Anno, si è sempre insistito  sul principio di sussidiarietà, cioè la riduzione di una presenza invasiva dello stato a favore delle organizzazioni  che, sul territorio, sussidiano l’azione del governo.
Anche la  Mater et Magistra si inserisce in questa linea, ma auspica un maggiore intervento dello stato a protezione delle fasce più deboli.
Oggi, a mio avviso, in profonda situazione di crisi, quando si parla di ‘reddito di cittadinanza’, questa riflessione è quanto mai  contingente.
 

Troviamo, infatti, nelle parole citate, una bella definizione di  Stato-sociale, contestata fino a poco tempo fa, ma che torna alla ribalta perché  il potere pubblico non può lasciare a se stessi tante persone che non ce la fanno…
Un’altra considerazione  stimolante, per il nostro tempo, è la valutazione dell’impresa.
Pur ribadendo "l'autorità e la necessaria efficienza della unità di direzione" (79), Giovanni XXIII ricorda che l'impresa deve tendere a diventare "una comunità di persone nelle relazioni, nelle funzioni e nella posizione di tutti i suoi soggetti" (78).
Quindi il papa parla di impresa come “comunità umana”, qualcosa che oggi va a cozzare contro la struttura delle grandi aziende e multinazionali che stanno, a causa della crisi, imponendo delle forme di lavoro sempre più schiavizzanti…

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