Ernesto Guevara: Breviario rivoluzionario

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

Ernesto Guevara: Breviario rivoluzionario

Il grande e mitico Che si conosce per la leggenda della rivoluzione, ma non altrettanto si approfondisce la ricchezza del suo pensiero.
Questo libretto sinteticamente riassume la profondità delle sue riflessioni.
E' infatti una raccolta di documenti in cui si esplicita in maniera chiara la validità delle sue argomentazioni.

Indice
Gli argomenti trattati, nel testo, sono un interessante compendio e vengono proposti come un Dossier rivoluzionario:
- Un nuovo tipo di uomo
- Intervento alla Conferenza mondiale dell'ONU per il Commercio e lo Sviluppo
- Discorso alla XIX Assemblea Generale delle Nazioni Unite
- Intervista della Cbs
- Lettera aperta a Fidel Castro

Essenza rivoluzionaria
La grandezza del pensiero del Che sulla Rivoluzione, intesa come attitudine dell'uomo a lottare contro l'ingiustizia, si manifesta in alcune sue frasi che sono poste in evidenza anche sulla copertina del libro di cui ne voglio riportare alcune:
"Il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d'amore.
E' impossibile concepire un vero rivoluzionario senza tale qualità."
"Vale la pena di lottare solo per le cose senza le quali non vale la pena di vivere."
"Tutti devono migliorare le loro qualità attraverso il lavoro, i rapporti umani, lo studio approfondito, le discussioni critiche: è questo che trasforma la gente."
"La rivoluzione mondiale passa attraverso la rivoluzione dell'individuo.
La vera rivoluzione deve cominciare dentro di noi."
"La bellezza non è estranea alla rivoluzione.
Fare un prodotto brutto quando lo si potrebbe fare bello, è un grave errore."
"Quando si sogna da soli è un sogno, quando si sogna in due comincia la realtà."

L'attualità del suo pensiero
Come riportato dal libro viene riportato il discorso del 24/3/1964 alla conferenza Onu per il commercio e lo sviluppo, a Ginevra.
E' in questa occasione che pronuncia un discorso memorabile in cui denuncia l'arroganza dell'imperialismo americano sempre accompagnato dal potere della finanza.
Indica anche però la sua ricetta per sanare gli squilibri di allora che sono gli stessi di oggi.
Il suo concetto è molto chiaro: l’unica soluzione giusta ai problemi dell’umanità è la completa soppressione dello sfruttamento dei paesi dipendenti da parte dei paesi capitalisti sviluppati.
Nell’intervento trovano spazio un’ampia analisi delle contraddizioni esistenti in campo economico e tutta una serie di definizioni perfettamente attuali:
"… Il campo socialista si è sviluppato ininterrottamente a tassi molto più elevati di quelli dei paesi capitalisti, benché sia partito, in generale, da gradi di sviluppo abbastanza bassi e malgrado le guerre di sterminio e i rigidi blocchi.
In contrasto con l’impetuosa crescita dei paesi socialisti e lo sviluppo, anche se a ritmo più ridotto, nella maggioranza dei paesi capitalisti, esiste il fatto innegabile della stasi totale di gran parte dei paesi cosiddetti sottosviluppati, che presentano, a volte, tassi di incremento economico addirittura inferiori a quelli di incremento demografico.
Queste caratteristiche non sono dovute al caso.
Corrispondono strettamente alla natura del sistema capitalista in piena espansione, sistema che trasferisce verso i paesi dipendenti le forme più odiose e meno mistificabili di sfruttamento.
Dalla fine del secolo scorso, questa tendenza espansionistica e prevaricatrice si è tradotta in innumerevoli aggressioni a diversi paesi dei continenti più arretrati, ma attualmente si sta traducendo soprattutto nel controllo, da parte delle potenze sviluppate, della produzione e del commercio di materie prime nei paesi dipendenti.
La penetrazione dei capitali dei paesi sviluppati è la condizione essenziale per stabilire la dipendenza economica.
… (Essa) si presenta sotto forma di prestiti a condizioni onerose, investimenti che mettono alla mercé degli speculatori un dato paese, dipendenza tecnologica quasi assoluta del paese dipendente rispetto al paese sviluppato, controllo del commercio estero per mezzo dei grandi monopoli internazionali e, nei casi estremi, ricorso alla forza come potenza economica per rafforzare le altre forme di sfruttamento."
In sostanza, gli Usa scambiano le materie prime prese ai paesi dipendenti o con un parziale ammortamento degli interessi sugli enormi debiti pubblici di questi paesi.
Che Guevara esplicita chiaramente questa considerazione:
"Talvolta questa penetrazione si serve di forme più subdole quali l’uso degli organismi internazionali, finanziari, creditizi e di altro tipo.
… Il Fondo Monetario Internazionale è il cane da guardia del dollaro nel mondo capitalista.
La Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo è lo strumento di penetrazione dei capitali nordamericani nel mondo sottosviluppato…
Tutti questi organismi sono retti da norme e principi che si cerca di spacciare come fattori atti alla salvaguardia dell’equità e della reciprocità nei rapporti economici internazionali, mentre, in realtà, non sono altro che feticci dietro i quali si nascondono gli strumenti più sottili e atti a perpetuare l’arretratezza e lo sfruttamento.
Il Fondo Monetario Internazionale, che dovrebbe garantire la stabilità dei cambi e la liberalizzazione dei pagamenti internazionali, non fa altro che impedire l’adozione delle pur minime misure a difesa dei paesi sottosviluppati di fronte alla concorrenza e alla penetrazione dei monopoli stranieri.
… E come è vero che i prezzi attuali sono ingiusti, così (è vero che) essi sono condizionati dalla limitazione monopolistica dei mercati e dallo stabilimento di rapporti politici che fanno della libera concorrenza una parola dal significato unilaterale, libera concorrenza per i monopoli, libera volpe tra libere galline."
Guevara ama ripetere che Cuba rappresenta un mal di testa per tutti i paesi capitalisti in quanto si presenta alle assemblee “per chiamare le cose con il loro nome e gli Stati Uniti gendarmi della repressione nel mondo intero”.
È proprio quello che accade all’assemblea Onu dell’11/12/1964.
L’intervento del Che sarà il grande regolamento di conti con l’imperialismo, la denuncia di tutti i crimini e le aggressioni Usa, non solo contro Cuba, ma nel mondo intero: Cambogia, Laos, Vietnam eccetera.
Elenca tutte le dittature latinoamericane asservite di fatto agli Stati Uniti e gli interventi diretti di questo paese in Venezuela, Colombia e Guatemala nella lotta contro la guerriglia.

Da queste frasi estrapolate dai suoi discorsi si evince in maniera evidente il pensiero più che mai attuale di Che Guevara.
L'ingiustizia dei mercati e la connivenza della politica ai poteri finanziari.
Sono considerazioni che riflettono l'attuale convergenza di pensiero su tematiche di grande portata rivoluzionaria.
Infatti è proprio nell'oggi che, a mio avviso, si sente l'urgenza di ritornare su queste riflessioni per l'umanità.

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