Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

3669336010_713202e33f.jpgLorenzo Milani, una figura di notevole spicco nella cultura italiana, per me, un profeta che ha saputo anticipare i tempi, una persona che ha messo in crisi ideologi, teologi, preti, politici …

Lorenzo Milani è diventato un punto di riferimento, una ispirazione per chi da laico o da credente ha seguito la sua linea di pensiero.

Bisogna però leggere i suoi scritti per capire la grandezza del personaggio, la sua vera essenza, andare direttamente alla fonte per provare le emozioni che solo le sue parole sanno trasmettere.
Quello che ha lasciato in parole e in scritto non ha bisogno d’interpretazione per la grande chiarezza con cui parlava, usando toni molto diretti.

Questa raccolta di lettere vuole essere proprio una testimonianza della sua vita e della sua grande esperienza umana.

Le lettere sono state raccolte da Michele Gesualdi insieme ad altri allievi della scuola di Barbiana

Le lettere sono messe in ordine temporale e quindi si notano bene gli stadi della malattia che lo porteranno alla morte, inoltre, in questi scritti, si sente il cuore di don Lorenzo le sue emozioni, le sue passioni, i suoi aneliti, le sue speranze …

Mi ha colpito il suo modo di scrivere chiaro e lineare, l’amore per i suoi ragazzi di montagna, la predilezione per i poveri e gli sfortunati, il contrasto la borghesia e con le gerarchie ecclesiastiche.

Una raccolta di scritti che segue la sua vita.
Mi ha molto emozionato leggere le sue ultime lettere prima di morire.

“Il priore stava sempre peggio. Da tempo non prendeva più ragazzi a scuola. I poche rimasti erano i più difficili e il Priore, ormai vicino alla fine, non aveva più la forza di seguirli. Barbiana, 4,4,1967
Caro Francuccio, (uno dei suoi ragazzi di Barbiana, che insieme a Michele sono gli eredi del suo lavoro e della sua opera)
Profitto del fatto che stasera sto meglio per scriverti io. Stasera ho provato a mettere un disco di Beethoven per vedere se posso ritornare al mio mondo e alla mia razza …
Vedo invece che non me ne importa nulla. Volevo anche scrivere sulla porta “I don’t care più” (“non me ne importa più” si riferisce, scherzosamente ripudiandolo, al motto “I care” in inglese, mi preme, mi sta a cuore), ma invece me ne “care” ancora molto, tanto più che domenica mattina quando avevo deciso di chiudere ogni bottega (scolastica e parrocchiale) Dio m’ha mandato Ferruccio e Enzo e una fila d’altri ragazzi di San Donato come per dire che devo seguitare ad amare le creature giorno per giorno come fanno le maestre e le puttane …. Un abbraccio, tuo Lorenzo”
Parole dirette e estremamente vere.

Al termine delle lettere il suo testamento breve e significativo.

“Caro Michele, caro Francuccio, cari ragazzi, non ho punti debiti verso di voi, ma solo crediti. Verso l’Eda invece ho solo debiti e nessun credito. Traetene le conseguenze sia sul piano affettivo che su quello economico. Un abbraccio affettuoso, vostro Lorenzo.
Cari altri, non vi offendete se non vi ho rammentato. Questo non è un documento importante, è solo un regolamento di conti di casa (le cose che avevo da dire le ho dette da vivo fino ad annoiarvi).
Un abbraccio affettuoso, vostro Lorenzo.
Caro Michele, caro Francuccio, cari ragazzi, non è vero che non ho debiti verso di voi. L’ho scritto per dar forza al discorso! Ho voluto più bene a voi che a Dio. Ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto. Un abbraccio, vostro Lorenzo”.i-care.jpg

Lorenzo Milani morì a Firenze il 26 giugno 1967.
Volle essere seppellito a Barbiana.
I suoi “ragazzi” sono sparsi per l’Italia e anche all’estero, impegnati nel sindacato e nella scuola.

La sua vita è stata intensa e appassionata mossa dai suoi grandi ideali cristiani di amore e solidarietà con i più deboli.
Una figura che, a mio avviso, ha lasciato un segno e, attraverso i suoi scritti, comunica ancora forti motivazioni di impegno sociale.

 

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Giovangualberto Ceri 02/11/2013 15:17

In Risposta a PIERO FAVINI su FACEBOOK.

Caro Piero, autosoprannominatosi il “coniglio”: finalmente ai cacato !!!. Sono quarantasette anni (1967 – 2013) che aspetto che cosa ti disse Don Lorenzo Milani, in Via Masaccio, poche ore prima di
morire. La tua è una confessione che, un po’, rivoluziona questa storia implicante, oltre al Milani, me, Mons. Enrico Bartoletti, Paolo VI, Mons. Albino Luciani, l’On.le Aldo Moro, Giorgio La Pira,
e te. Cosa hai cacato, te lo riscrivo:
“Tarda mattinata. Lorenzo, quasi agonizzava, ma non mancò di rimproverarmi "dolcemente" - eccome, se mi conosceva! - per la mia "affannosa" determinazione nell'aggredire i processi di giustizia;
volle sapere come procedeva la nostra lotta contro la società Appaltatrice del dazio (Soc. Trezza S.p.A. che aveva in appalto l’accertamento e la riscossione delle Imposte di Consumo, o Dazio, sia
a Firenze che a Palermo), e si raccomandò che la intensificassimo.”

Quindi, se ho capito bene, don Milani morì dicendo di intensificare la lotta alle tangenti e alla corruzione. Quindi sarebbe stato all’altezza di questi nostri tempi anche lui. Quindi mi sono
sbagliato. Quindi, tutto sommato, ci voleva morti…? Mi immagino che se l’hai tenuto segreto per tanto tempo può essere per renderti sicuro che io allora agissi solo per mia personale convinzione, e
non per incoraggiamento di don Milani. Ma potrebbe essere anche che hai mantenuto il silenzio perché dentro di te speravi, per paura delle ritorsioni, che alla fine io desistessi, forse con ciò
facendo poi desistere un po’ anche mons. Bartoletti e tutto il resto. Ma don Milani, oltre ad essere un eroe, era anche un po’ SADICO. L’avevi capito…? E adesso con questa tua confessione ne
abbiamo un’altra prova. Per esempio prendeva a pedate nel culo i suoi ragazzi per umiliarli e perché loro, in presenza di una tale cocente umiliazione, non avessero altra strada che mettersi a buco
ritto a studiare con la massima lena. Così fece anche col Bartoletti. Gli inviò a Lucca le lettere datate 10 settembre 1958 e 1 ottobre 1958, già pubblicate da Massimo Toschi nel suo volume “Don
Lorenzo Milani e la sua Chiesa” ( ed. Polistampa, 1994, pp. 158 – 166) in cui il Milani dava al Bartoletti, per farla breve, di vigliacco. Queste lettere non andavano pubblicate, come disse
giustamente anche l’On.le Maria Eletta Martini seguace di Aldo Moro. Ma anche lì, il Milani, lo fece per obbligare il Bartoletti a non derogare: quindi, pedata nel culo anche a Lui al fine di
obbligarlo a migliorarsi, a dimostrare il contrario. Se, per quanto riguarda me, sulla lotta agli appalti e alla tangenti quasi mi prese a sfottere, o ad ignorarmi, perché questa lotta non sarebbe
stata per lui importantissima, prioritaria, nel suo metodo di educare e nella sua sadica mentalità, tale atteggiamento corrispondeva ad input per farci impegnare ancora di più nella lotta al fine
di arrivare a dimostrargli che: noi avendo vinto, lui si era sbagliato. A lui non importava nulla di avere ragione, di passare, in ultimo, per uno che si era sbagliato, quanto che un certo disegno
andasse avanti. E adesso me lo confermi tu dicendomi che in punto di morte finalmente ti disse: AVANTI A TUTTA FORZA !!!
Qualche giorno prima c’era però stato a trovare don Milani anche mons. Bartoletti che, due ore dopo a Lucca, io lo trovai ancora piangente. Se pensiamo che Mons. Bartoletti, se non fosse morto di
una strana morte come papa Albino Luciani, e dunque ancor prima di lui, sarebbe stato certamente indicato da papa Montini come suo degno successore, ovviamente suscitando un grande timore dentro la
Democrazia Cristiana e in molti altri partiti politici compreso il P.C.I., si capisce ancor meglio quale sottile influenza possa avere avuto la personalità di don Lorenzo nella gestione di questa
nostra povera Italia: per averla avuta lui, appunto, anche sul Bartoletti.
Vedo adesso alla televisione che papa Ratzinger ha dato le dimissioni con effetto dal 28 febbraio 2013. Ma la situazione ormai non potrà essere più tale da far passare la C.E.I. dalla “LINEA RUINI”
a favore di Berlusconi e di Monti ed iniziata con papa Woytjla, alla “LINA BARTOLETTI” voluta da papa PAOLO VI e favorevole ad Aldo Moro. Almeno che non venga eletto papa Mons. DIONIGI TETTAMANZI
che, per quanto io personalmente ritenga il suo pensare un po’ reprensibile sul tema delle LIBERTA’ SOGGETTIVE (aborto, eutanasia e scuola privata), resta tuttavia un modello unico contro lo
sfruttamento dei lavoratori e dei ceti più deboli. Leggiti: DIONIGI TETTAMANZI, “IL VOLTO AMICO E SOLIDALE DELLA CITTA” (ed. Centro Ambrosiano, ITL 2004, Milano).
Comunque Piero, se tu ti sei soprannominato “coniglio”, io sono stato giustamente soprannominato da tutti voi “asinello” per i miei errori sinttattico-grammaticali. Volevo fare lo scrittore, ma non
ero mai arrivato a leggere un romanzo tutto intero per la noia che mi dava il procedere avanti. Ho sempre preferito il pensare, al leggere: per me è sempre stato più divertente. E per tale motivo
una discussione al BAR, o ad una CENA, mi ha sempre entusiasmato maggiormente che una conferenza all’ACCADEMIA.
Adesso, con questa tua confessione, devo dirti che risulti assai meno “coniglio” di quanto pretendesti di essere. Come scrittore invece, ho qui sotto gli occhi il tuo volume “ITINEREIDE” con
prefazione di Giorgio Manganelli (ed. la casa usher, Nuovi Narratori, Firenze, 1989), mi viene di dirti che, adesso, sei rimasto in Italia fra i primi due, o tre, anche se non per la fama,
ovviamente. Con un ringraziamento ed un saluto da Giovangualberto. F.to Giovangualberto Ceri.