Lettera al padre - F. Kafka

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

E' difficile non commuoversi di fronte a questa lettera - confessione al padre di Franz Kafka. Un libricino di una sessantina di pagine intrise di drammaticità e di dolore. 

Anch'io l'ho divorato in poco tempo avvinto da questa lettura ... 
Mi ha fatto riflettere, soprattutto pensando al nostro ruolo di educatori, di genitori ... nel rapporto con i figli. 
Mi ha fatto meditare su quanto è sensibile il cuore di un bambino, quanti pensieri, quante paure, che tante volte rimangono inespresse, pullulano nel suo animo ... 
E' un testo, attraverso il quale, fare un esame di coscienza per tutte le volte che non abbiamo tempo di dialogare, di stare con i nostri figli ...

Questo libro è un bellissimo viaggio nell'anima di un uomo. 
Il sentimento che domina lo scrittore quando pensa al padre è la paura. 
"Caro papà, recentemente ti è capitato di chiedermi perché affermo che avrei paura di te. Come al solito non ho saputo risponderti, in parte appunto per la paura che mi incuti, in parte perché motivare questa paura richiederebbe troppi particolari, più di quanti riuscirei a riunire in qualche modo in un discorso" 
Così inizia questa lunghissima lettera di oltre sessanta pagine che nel 1919 Franz Kafka scrive al padre, senza poi trovare il coraggio di consegnarla al destinatario. 
La lettera ripercorre la storia di un rapporto assolutamente squilibrato tra un padre troppo forte ed un figlio troppo debole. 
Un bambino che desidera con tutto se stesso l'affetto del padre, ma che non ha il cuore di conquistarselo: "non tutti i bambini hanno la resistenza ed il coraggio di cercare a lungo l'affetto fino a trovarlo". 
Il dialogo risulta impossibile tra i due. Non appena il figlio si azzarda a coltivare un pensiero non collimante con quello del padre, è subito investito dalla pesantezza dei suoi giudizi negativi. 
Ogni volta che Franz è entusiasta di un'esperienza e cerca di condividerla, la reazione è sempre la stessa: sufficienza ( "ho visto di meglio"), sarcasmo (" se i tuoi pensieri son tutti qui") fastidio ("ho altro per la testa io!). E' sufficiente che Franz esprima simpatia, ammirazione o anche semplice interesse per qualcuno ed ecco che il padre è già pronto a caricare quella persona di insulti, calunnie e denigrazioni senza alcun rispetto per il giudizio del figlio. 
Schiacciato dalla personalità del padre, Kafka finisce per diventare insicuro, timido, impacciato ...

Leggendo queste pagine mi sono sentito pervaso da un sentimento di tristezza, vedendo questo rapporto in cui il figlio si sente schiacciato da un senso di colpa derivato dal continuo confronto con il padre 
Questa lettera travalica ci costringe a guardare dentro noi stessi, al rapporto con le nostre figure paterne, un rapporto spesso fatto di incomunicabilità, di lunghi silenzi, di incomprensioni e rileggendo questo libricino riflettevo sul fatto che a volte è davvero difficile dire frasi semplicissime come queste: 
ti voglio bene ... 
C'è poi il genitore che vorrebbe che tu fossi, ciò che non sei e non sarai mai... 
Ed è quello che è successo anche a Kafka. 
Pertanto la bellezza di questo piccolo libro sta nel fatto che, oltre ad essere la storia di un pensiero sensibile, ognuno può individuare la propria storia. 
Mi sembra però che, nonostante tutto questo pessimismo, il tentativo dell'autore in questa lucidissima analisi della relazione con il proprio genitore, è forse proprio il desiderio di trovare uno spiraglio di comunicazione, la voglia di comunicare tante cose, la speranza di un rapporto nuovo ... anche se purtroppo questi sentimenti non sono arrivati al destinatario della lettera.

Concludendo è proprio il desiderio di comunicare che interpella, appunto, ancora oggi, ogni educatore. 
Siamo in grado di capire i segnali, i messaggi, spesso inespressi, che ci mandano i nostri figli? 
Penso che il libro ci aiuti a riflettere su questo.

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