La luna e i falò - Cesare Pavese

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

Questo grande racconto è narrato dal protagonista Anguilla, di ritorno dall'America dove era emigrato
Vuole ripercorrere le tappe della sua fanciullezza.
Trova però tutto cambiato, solo il paesaggio è rimasto tale, tutto il resto è irriconoscibile...
Ritrova un vecchio compagno, Nuto, fa amicizia con un ragazzo zoppo, Cinto, con cui fa lunghe passeggiate.
I ricordi riaffiorano nelle conversazioni con Nuto: persone, situazioni dell'infanzia riprendono vita. 
Ma un giorno, proprio quando il narratore, Anguilla, inizia a pensare di tornare ad abitare definitivamente in quei posti, divampa un incendio ben diverso dagli allegri fuochi accesi dai contadini. 
Il padre di Cinto ha dato fuoco al podere in cui lavorava e si è ucciso, dopo aver sterminato la famiglia. 
Cinto è l'unico sopravvissuto e Anguilla, prima di partire, lo affida a Nuto.

Cesare Pavese

Un grande autore che ci ha lasciato opere di grande valore. Nel dopoguerra al culmine del successo, in preda a una forte crisi esistenziale concluderà la sua vita in modo tragico.
Il suo spirito è vivo nei suoi romanzi, fortemente autobiografici, in cui si respira spesso il male di vivere. Le solitudini e le angosce si percepiscono nelle sue parole che evocano grandi disillusioni e ambiguità presentate dalla vita. Il mondo di Cesare appare quindi difficile, emerge continuamente un disperato bisogno di amore, una ricerca di apertura verso gli altri, verso le relazioni interpersonali, però si rivela nello sfondo sempre un destino di solitudine, di amarezza, di sconfitta. Tematiche che sempre accompagnano le sue opere venate di malinconia. Rileggendo queste pagine mi lascio trasportare da un mestizia che in certi momenti fa bene anche al cuore, perché la vita sempre ci presenta questi naufragi, queste delusioni, che purtroppo non si possono evitare … Pavese sceglie proprio la letteratura e la poesia per esternare i suoi sentimenti, i suoi conflitti interiori e li trasmette con una grande abilità, lasciando nel cuore del lettore grandi emozioni. La sua vita è alquanto drammatica. Dopo due delusioni amorose, dopo varie crisi politiche e religiose, sconvolto dallo sgomento e dall’angoscia, si lascia vincere e sopraffare dalla disperazione. Si toglie la vita in una camera d’albergo a Torino ingoiando una forte dose di barbiturici. E’ il 27 agosto 1950, aveva solo 42 anni. Lascia solo una frase scritta sulla prima pagina del romanzo “La luna e i falò”.
“Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.” Sembra quasi voler minimizzare questo suo gesto che risulta come la conclusione logica di un cammino esistenziale complesso e difficile.

Impressioni

La luna e i falò è proprio il suo ultimo romanzo pubblicato e , anche qui come nelle altre opere, si percepiscono toni fortemente autobiografici. Anguilla, un uomo delle Langhe, preso dalla nostalgia, ritorna dall’America al suo paese natale dove spera di trovare serenità.
Come nella vita di Pavese ecco la delusione: il mondo mitico della sua infanzia è dolorosamente cambiato.
Questo ritorno al paese è una ricerca della propria identità e un ripensare alla fanciullezza trascorsa sulle colline delle Langhe in cui tutto gli era familiare. Significativo è questo passaggio dove sottolinea l’importanza del paese di origine.
“Un paese ci vuole, non fosse per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.
Possibile che a quarant’anni, e con tutto il mondo che ho visto, non sappia ancora che cos’è il mio paese?” Si può ritrovare in tutta la produzione letteraria di Pavese, come tema ricorrente, il rapporto tra città e campagna. Sembra proprio di intravedere la difficoltà a vivere dello scrittore nel mondo urbano disumanizzato, mi pare di scorgere proprio qui la sua profonda solitudine.
Ecco allora la ricerca della campagna, mitico mondo della sua infanzia, un luogo però troppo idealizzato dove spera di ritrovare serenità e armonia. Infatti sempre emerge l’amara disillusione che non c’è niente di idilliaco e gioioso nella vita. Il ricordo di questo autore è sempre per motivo di riflessione sulla complessità della nostra esistenza …

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