L'incantatore - Harold Robbins

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

L’incantatore di Harold Robbins, rispecchia la personalità dell’autore. Un romanzo di grande impatto che racconta la vita “fuori dalle righe” di un predicatore di un chiesa pentecostale statunitense.
Un personaggio di grande carisma che attira a sé molte persone e riesce, proprio come dal titolo, ad incantare la gente con una personalità dirompente.

L’autore
Harold Robbins, pseudonimo di Harold Rubin, nato a New York, 21 maggio 1916 e morto a Palm Springs, 14 ottobre 1997, è stato uno scrittore americano e un personaggio che ha fatto molto parlare di sé.
Naturalmente su di lui sono circolate voci di ogni tipo, la metà delle quali inventate dal diretto interessato. In fondo, era il suo mestiere. Tra le più leggendarie vengono ricordate le seguenti, riportate in un articolo di Tommy Cappellini su il giornale.it del 19/10/2007: 
«Appena nato, mi hanno subito scaricato in un orfanotrofio»; 
«La verginità? L’ho persa a dodici anni, con una prostituta, ma senza pagare»; 
«La mia prima moglie fu una ballerina cinese, morì sei mesi dopo le nozze, uccisa da un pappagallo impazzito»; 
«Quindicenne, volevo andare per mare, mi arruolai, e fui l’unico, ma dico l’unico sopravvissuto di un sommergibile silurato, dove peraltro facevo un sacco di sesso gay»; 
«La mia prima bancarotta? A ventuno anni.
La guerra mi portò via il mio primo milione di dollari, che avevo accumulato vendendo zucchero all’ingrosso»; 
«Fu l’editore Alfred Knopf a chiedermi di cambiare il mio nome Rubin in uno più commerciale, e accettai di buon grado. 
Anche se l’avessero saputo, non credo i miei genitori - lo zar Nicola di Russia e una cameriera del Waldorf - se la sarebbero presa più di tanto. 
E ad ogni modo, fu così che divenni...» Harold Robbins
Robbins è uno degli autori americani che ha venduto di più. 
Le sue opere hanno tirato 750 milioni di copie: una cifra veramente consistente.
L’impatto sociale del fenomeno Robbins fu enorme, riporta sempre Cappellini, a tal punto che "i suoi romanzi hanno avuto lo stesso ruolo, durante la rivoluzione sessuale, della pillola anticoncezionale e di Playboy, e l’affermazione può essere verosimile, 
dal momento che quando si toccano con perizia i bassifondi dell’anima - e Robbins ci nuotava dentro, come persona e come autore - il ritorno è garantito".
Il suo biografo Andrew Wilson ha ben sintetizzato la sua esistenza: 
«Una vita lurida quanto i suoi romanzi».
I suoi libri, spesso infarciti di erotismo e di sesso, gli fruttarono un tesoro tra diritti di autore e cinematografici di 50 milioni di dollari, «tutti guadagnati, tutti spesi» assicurò lui verso gli ottanta, poco prima di morire e la cifra è stata confermata.
Era figlio di due immigrati, uno russo e l'altro polacco, dotati di un buon livello culturale. Crebbe quindi a Brooklyn con il padre farmacista e la matrigna.
Le tematiche dei suoi romanzi si snodano intorno ad argomenti che hanno suscitato grande interesse e hanno trovato un facile mercato. 
Le trame che Robbins ha offerto al suo pubblico sono infatti: 
melodramma, avidità, incontenibile appetito sessuale, successo, mancanza di scrupoli, freddi uffici di multinazionali dove vengono contesi patrimoni e contrattate prestazioni sessuali, torride storie di vertiginose ascese al potere.
Era quel fabbricante di libri tipicamente americano che, come scrive Tommy Cappellini, “ trova la limousine all’aeroporto, quando scende dal suo jet privato (nello specifico, rincasando dai party a base di droga e prostitute che organizzava nella sua villa in Costa Azzurra). 
A un certo punto lo chiamarono «l’Onassis dei libri da supermarket». 
Sempre abbronzato, sempre nascosto dietro un paio di enormi occhiali da sole, quando non scriveva («scrivere, dopo la masturbazione, è la miglior cosa che puoi fare per te stesso»).
Negli ultimi due lustri che gli stravizi gli concessero, obbligato su una sedia a rotelle, non scriveva nemmeno più, ma «supervisionava le trame». 
I soldi, li aveva già fatti. 
Soprattutto con il primo libro, The Carpetbaggers, settecento pagine pornosoft del 1964, che vendette a tonnellate nelle edicole delle stazioni, lanciando un vero e proprio genere. 
In italiano uscì con il titolo “L’uomo che non sapeva amare”.
Quindi è diventato un mito in questo genere di letteratura.
Harold Robbins ha una stella sulla Hollywood Walk of Fame al 6743 di Hollywood Boulevard.

Il testo
L’incantatore è la storia di Preacher, un giovane predicatore con prestanza fisica, carisma e magnetismo. 
Una persona nata leader con una grande capacità di persuasione.
Le pagine narrano di questo interessante annunciatore del Verbo divino che trasforma la sua vocazione in un giro di miliardi di dollari, diventando una superstar evangelica ed infine un martire.

Il personaggio quindi si presta molto bene alle tipiche trame di Robbins dove si descrivono delle facili ascese al successo e la potere.
Un racconto, a mio avviso, molto avvincente che presenta una figura inquietante, dotata di un fascino particolare, che riesce ad attirare a se una moltitudine di persone.
La pagina conclusiva del testo racconta la morte di Preacher ucciso, mentre stava predicando, da tre colpi di fucile. 
Una morte in diretta Tv.
“Uno strano gemito di dolore sembrò levarsi dalla folla che lo vedeva suolo schermo gigante. Molti caddero in ginocchio mescolando le lacrime alle preghiere. 
Nelle palme delle due mani aperte di Preacher c’era un foro; nel suo fianco una grande ferita aperta dalla quale fluivano le ultime gocce del suo sangue e nelle caviglie, che la pallottola manteneva ancora incrociate e fissate insieme, c’era un foro. Marcus inquadrò in primo piano il volto di Preacher e si sentì un nodo alla gola mentre gli occhi gli si riempivano di lacrime.
Sul volto di Preacher c’era un’espressione di amore e di pace che non aveva mai avuto quando era in vita.”

Il libro, che ho trovato interessante, racconta come in queste chiese legate alla televisione e al business ci sia poco di evangelico. 
La fine cruenta però del protagonista diventa, a mio avviso, come una specie di riscatto nei confronti di una esistenza consumata nella ricerca di sé e nell’ appagamento di ogni desiderio.

 

 

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