L'enorme stress di oggi

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

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La crisi che stiamo vivendo sta esplodendo in modo devastante. E’ un argomento che si fa sempre più sentire sulla pelle di milioni di italiani.
Pesa il calo del potere d'acquisto dei salari, si acuisce il ricorso disperato delle imprese al fido bancario.
La crescita dell' economia è ormai sistematicamente inferiore al costo del debito (cioè al tasso d' interesse che si paga), anche tenendo conto dell' effetto inflazione. In sostanza il debito del governo, o quello degli abitanti, o delle sue piccole imprese, sale anche se nessuno spende più un solo centesimo.
Infatti siamo al paradosso che, ultra indebitate, le famiglie italiane hanno ridotto al minimo le spese e i salari sono sempre quelli, anzi ulteriormente tassati!
La situazione ha portato sempre più ad una economia con mancanza di liquidi: nessuno presta più, tutti cercano di pagare il più tardi possibile, le imprese e il lavoro autonomo sono come presi in una morsa da mancanza di fondi disponibili.
È l'enorme stress di oggi.

La pressione fiscale
La cosa che tutti invocano da sinistra a destra è abbassare la pressione fiscale,
ma tutti, ora anche i tecnici, hanno scelto la soluzione della tassazione come quella più facile per far quadrare i conti.
Al tempo stesso, per racimolare consensi, i governi hanno alimentato a dismisura il debito e la macchina della spesa pubblica, dando vita a un circolo vizioso che ci ha progressivamente messi in ginocchio.
La soluzione per far ripartire l’economia è quella di tagliare le tasse su chi in questo paese lavora e tagliare le spese, a cominicare dai partiti.
Per un paese aperto in crescita e in trasformazione c’è quindi bisogno di un fisco più agile non quello di “un’economia stanca e appagata”.
La soluzione è proprio nel tagliare a chi cerca, malgrado tutto ma nell’interesse di tutti, di far ripartire questo paese. La possibilità ci sarebbe basterebbe proprio detassare il lavoro a cominciare da subito!

Il nemico: la banca
Invece siamo dinanzi al solito dejavu che ci costringe a ricorrere a prestiti, finanziamenti, acquisti a rate che sembrano poterti aiutare, ma poi finiscono a incatenarti ancora di più.
Le banche, le finanziarie sono i nuovi nemici di oggi.
Lo hanno ben identificato i giovani "indignados" spagnoli che hanno così descritto la banca come il nuovo nemico:

“La banca fa pagare alti i prestiti, è vendicativa, mette commissioni su ogni bancomat, ti sfratta se sei in ritardo sul mutuo, non ti appoggia se vuoi fare qualcosa. La banca paga ai suoi sgherri stipendi d'oro in virtù di quanto riescono a spillarti (sono i nuovi mercenari). La banca è sorda, non è un essere umano. La banca non paga mai i suoi errori, ma ti fa pagare salato i tuoi.”
Oggi in tanti sono alle prese con difficoltà nei confronti di banche, ma la risposta è sempre uguale: parole senza dure e minacce se non riesci a pagare oppure hai qualche ritardo sulle rate.

Una crisi voluta dalla speculazione finanziaria
Stiamo pagando una crisi, ma voluta da chi?
Noi poveri umani che ne sappiamo di questa crisi …
Il mondo finanziario sta gestendo una gigantesca somma impronunciabile di denaro che si è costruito sui debiti degli Stati e della gente comune, portandoli alla rovina. L’origine di questa crisi è partita dalla speculazione sui mutui/debiti delle famiglie americane più povere, spinte a comprare casa, quando si sapeva che non erano in grado di rimborsare, e rivenduti nel mercato.
E’ una crisi partita da una pratica per far soldi voluta da finanzieri e dalle banche, fondata sull'emissione di titoli da vendere ai risparmiatori, totalmente svincolati dai beni reali. I finanzieri soprattutto americani, per arricchire hanno inventato e venduto prodotti che promettevano alti tassi di remunerazione, per coprire questi tassi prendevano il denaro dagli interessi sui mutui concessi a milioni di cittadini che speravano di comprare casa.
Alcune banche importanti sono fallite e hanno trascinato, con un effetto a catena, tutto il mondo in una crisi economica senza precedenti.
Anche l’euro, così com’è congegnato è un peso troppo grande da sopportare, è stata una scelta che sembrava risolvere tanti problemi di finanza, ma oggi molti insistono nel rivedere.

Falso ottimismo
Solo fino a qualche mese fa si sentivano però parole di grande ottimismo, non le ho dimenticate …
“Viviamo in un Paese benestante…….I consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, si fatica a prenotare un posto sugli aerei, è solo colpa dell'euro”.
Un ottimismo raggiante che rimasto talmente convinto da arrivare fino alle dimissioni del governo.
Salvatore Carrano nelle opinioni di tiscali.it ci ricorda:
“Mentivano? Ci prendevano in giro? Non volevano scatenare inutili allarmismi?
O semplicemente i governanti erano davvero persuasi che in Italia non ci fosse crisi?”
La situazione sembrava potersi superare, ma le avvisaglie e i pericoli erano chiari ed evidenti.
Le nostre banche, poco esposte nell’investimento in titoli tossici, non avevano, almeno all’inizio della crisi, grossi problemi di liquidità.
Solo in seguito, a causa della contrazione dei consumi e del conseguente rallentamento della produzione industriale, gli istituti di credito hanno cominciato a denunciare un aumento delle sofferenze.
Sempre su tiscali.it Carrano continua: “La mancata restituzione dei prestiti alle banche si ricollega alla crescita economica frenata dagli interventi del governo che, tramite i dolorosi tagli, ha sottratto ricchezza alle famiglie, impoverendole e provocando un sensibile calo dei consumi.
Le imprese più fragili sono state costrette a chiudere l’attività, le aziende sopravvissute hanno reagito adeguandosi alla diminuzione della domanda, hanno ridotto, quindi, la produzione e spesso, purtroppo, anche il personale.”

Aumenta la disuguaglianza sociale
Dieci persone, le più ricche d’Italia, hanno un capitale pari a quello di 3 milioni dei più poveri.
Dieci "paperoni" hanno accumulato moltissimo, si parla di capitali costituiti da miliardi di euro.
Certamente hanno avuto una grande capacità imprenditoriale, ne rendiamo il merito, ma perché tanta sperequazione economica?
Una serie di interrogativi si pongono a questo punto come suggerisce Massimo Ragnedda nelle opinioni di tiscali.it:
"Forse un lavoratore che suda tutto il giorno non ha guadagnato lecitamente il proprio salario?
Forse il piccolo artigiano o commerciante non ha guadagnato onestamente il proprio pane? Forse il pensionato non si è lecitamente meritato la pensione? Ed allora perché questi ultimi possono essere tassati e gli straricchi no? Perché la crisi la devono pagare i poveri e non la nuova casta di super ricchi? Perché Prof. Monti non prova a far quadrare i conti tassando anche e soprattutto chi ha maggiori risorse? Perché insistere, in maniera sadica ed esasperando gli animi e le tensioni, sul taglio dello Stato sociale, sul taglio dei diritti dei lavoratori, sul taglio delle pensioni, sull’aumento delle accise sui carburanti, sull’aumento dell’Iva, sull’introduzione della tassa sulla prima casa ecc…? Perché Prof. Monti insiste in questo massacro?"
Condivido che qualcosa di profondamente ingiusto esiste in un paese democratico come il nostro.
Qualcosa deve essere cambiato se non vogliamo che la situazione degeneri.
In questo momento dove aumenta la povertà, la disoccupazione e la disperazione lo Stato dovrebbe farsi carico di chi non ce la fa, non affossare invece chi è già sul baratro con macchine da guerra come Equitalia che si rivale sui debiti in modo esponenziale.
Si è parlato di un fondo di solidarietà per aiutare chi è in crisi, ma quando vedremo fatti concreti?
Ci vuole veramente un’altra politica, altre visioni e prospettive economiche.
L’impegno è quello di sostenere chi ci propone nuove strade e non più, o non solo, sacrifici solo per la gran parte dei cittadini che sono per lo più vittime incolpevoli della crisi in atto.

Non è l’inferno
La realtà che anch’io sto vivendo è quella di bollette sempre più care che devo rateizzare altrimenti non riesco a pagarle, vedo che la busta paga questo mese è diminuita per l’entrata in vigore degli aumenti delle addizionali regionali e comunali…

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Faccio fatica anch’io, come tanti italiani, a mantenere gli impegni con banche e finanziarie che ci stanno soffocando.
La canzone di Emma vincitrice del Festival di Sanremo mi ha fatto ripensare a questa situazione:
"Ho... dato la vita e il sangue per il mio paese
e mi ritrovo a non tirare a fine mese"
Queste parole mi richiamano la realtà della maggior parte del paese, dei dipendenti, dei piccoli imprenditori, che hanno pagato regolarmente le imposte e hanno sempre mostrato fedeltà allo stato.
Ora sono costretti a rinunciare, a fare sacrifici, per una crisi non certamente causata da loro.
Un prezzo da pagare altissimo che toglie serenità alle famiglie, riempie di preoccupazioni ed incertezze per il futuro …
"Se tu hai coscienza guidi e credi nel paese
dimmi cosa devo fare per pagarmi da mangiare,
per pagarmi dove stare,
dimmi che cosa devo fare."


Sono interrogativi leciti e incalzanti. Cosa possiamo fare? Chi ci può aiutare?
Però ci sentiamo soli, perché nel momento del bisogno sembra che tutti ti volgano le spalle, anzi quelli che ti avevano promesso di risolvere i tuoi i problemi ti trattano con freddezza e disumanità.
Se per caso non riesci a pagare una rata diventano minacciosi e ostili …
Molti purtroppo non reggono più questa situazione e sono arrivati a gesti estremi.
"No questo no, non è l'inferno
ma non comprendo
com'è possibile pensare che
sia più facile morire."
Le parole incalzano su questa tremenda affermazione che fa arrivare a pensare che sia più facile morire.

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Letizia 05/22/2012 22:45

Complimenti per l'articolo; lo condivido con piacere!