Insegnamenti al figlio - Pietro Abelardo

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

abelardo.jpgMi ha sempre affascinato la storia d’amore di Abelardo ed Eloisa, un vissuto intenso e drammatico che caratterizza le vicende del nostro Medioevo. Pietro di Berengario, filosofo e teologo, conosciuto con il nome di Abaelardus, italianizzato in Aberlardo, nacque in Bretagna nel 1079.
I casi della sua vita sono narrati nella “Historia calamitatum mearum” (Storia delle mie disgrazie), opera di grande valore che ci dà una testimonianza storica e culturale del periodo in cui viveva.
Il suo sfortunato amore per la giovane allieva Eloisa, nato sui libri, coronato da un matrimonio segreto nel 1119 ebbe il suo frutto nel figlio Astrolabio. Questo amore, fra due religiosi, fu uno scandalo pubblico al quale Fulbert, zio di Eloisa, ignaro delle nozze riparatrici, pose rimedio facendo evirare Abelardo.
Documento di questo amore contrastato sono le lettere che i due sposi infelici si scrissero dai conventi di san Dionigi e di Argenteuil, in cui sui erano ritirati.
Nel sua opera di insegnante, Abelardo trovò sempre l’opposizione della Chiesa e contro la sua “Ethica seu Scito te ipsum” (Etica ossia conosci te stesso), opera in cui si delinea una morale dell’intenzione e non dell’azione, del libero arbitrio e non dell’accettazione passiva, si levò Bernardo da Chiaravalle, futuro santo, che nel 1141 lo scomunicò a Sens.
Gli ultimi anni della sua vita Abelardo li trascorse nell’abbazia di Cluny dove morì nel 1142.

Insegnamenti al figlio
Questo testo dedicato al figlio Astrolabio consiste in una serie di precetti, sentenze o comportamenti da adottare per una vita cristiana.
Un aspetto significativo di questa esposizione è che Abelardo non pretende una accettazione passiva della dottrina o della autorità secondo lo schema convenzionale del tempo, suggerisce, invece, la necessità della comprensione e della adesione personale alle regole.
Questo denota una grande umanità perché sottolinea come la legge interiore ha bisogno di un consenso autentico e soggettivo.
Questi insegnamenti si pongono in una prospettiva didattico- pedagogica di indubbio valore.
Il linguaggio è privo di retorica e si sviluppa sull’esperienza, sulla libertà di apprendere e su una educazione umanizzata da memorie di vita.
La novità di questo scritto, per il contesto di allora, è la centralità dell’uomo nel discorso pedagogico.
Per Abelardo la persona si presenta consapevole e aperta al consenso razionale.
Inoltre l’insegnamento a credere, quindi a dare una educazione religiosa e cristiana si identifica con il ragionare che significa avere coraggio e rinunciare al quieto vivere.
Mi è sembrato, nel complesso, un testo che pone l’uomo nella consapevolezza e solidità del suo sapere.
Quindi una istruzione che si presenta interessante e vuole, a mio avviso, trasmettere al figlio la coscienza e la cognizione della conoscenza evitando un’accoglienza inerte e disinteressata.

Dell’apprendere e dell’insegnare
Per darci l’idea del contenuto ecco l’introduzione del testo
Astrolabio, figlio mio, dolcezza della mia esistenza, ti lascio questo piccolo testamento spirituale, come insegnamento
dell'apprendere e dell'insegnare.
Sii teso ad apprendere più che a insegnare, poiché insegnando sei utile agli altri, ma solo imparando farai il tuo bene; e non abbandonare lo studio fino a quando non avrai la certezza di non aver più nulla da apprendere.
Subisci il fascino di ciò che è detto e non di chi lo dice, evitando in tal modo l'accettazione passiva del sapere, e preoccupati che il tuo docente non ti impedisca di progredire per tuo conto, tenendoti legato a sé per amore.
Come è vero che ci si nutre del frutto e non delle foglie del melo, così anteponi sempre il significato al significante e ricorda: la persuasione ha bisogno di catturare gli animi con discorsi ornati, ma all'insegnamento si addice la chiarezza. Là dove manchi la ricchezza dei contenuti abbondano le parole; è infatti costume di chi non ha progetto moltiplicare le strade o sfinirsi in tentativi.
Che certezza potrà mai trasmetterti chi dubita di sé?
Solo chi ha una logica di azione resta se stesso, fermo come il Sole, mentre lo stolto è instabile come l'erratica Luna;poiché chi ha una mente provvida incede con passo sicuro:prima medita a lungo e poi parla correttamente, per non doversi giudicare con vergogna.
Il desiderio di comprendere ciò che dicono i dotti e ciò che fanno i buoni arda sempre nel tuo cuore.
Impara a lungo, Astrolabio e insegna solo quando sarai certo;insegna tardi e non precipitarti subito a scrivere:non voglio che il tuo insegnamento sia quello di un maestro impulsivo, costretto a improvvisare e a plasmare il sapere che deve trasmettere. "

Dell’amore del prossimo
Altre indicazione interessanti che emergono da questa lettura sono quelle riguardano il rapporto con il prossimo:
“Non sarai mai povero se avrai un amicus animus fra molti che ti sono fratelli: quello è il dono dell’affetto, che è elettivo e quindi espressione della libertà di godere la bellezza e il valore di un rapporto umano amichevole …
Socializza, senza giungere mai a commettere bassezze per un amico, perché non ti ama chi pretende da te comportamenti capaci di oltrepassare i limiti e le leggi che segnano il tracciato dell’amicizia…
Mostrati generoso quando l’amico ti implora, conscio che non è un piccolo prezzo il rossore di chi ti chiede, se sarai amato profondamente, riceverai più di quanto dai”.

Legge e costumi
Riguardo a queste tematiche, Abelardo propone grande equilibrio e saggezza:
“La legge deve sottostare alla ragione, perché ciò che conta è l’intenzione morale e non la conseguenza giuridica delle azioni, ma la consuetudine si modelli alla legge…
Innumerevole è il numero degli stolti: tu aderisci al partito migliore e mai al maggiore; ognuno porta ad esempio il bene e non il male, e chi lo fa non sia ascoltato.”

Fede e ragione
Anche qui emergono delle vere e proprie perle di sapienza e buonsenso:
“La piaga più difficile da correggere è l’ignoranza dei propri errori: pur essendo il danno di piccola entità richiede una lunga terapia.
Il saggio guarda al tramonto, lo stolto all’alba, ma ogni cosa va lodata soltanto alla fine…

Considerazioniabelardo1.jpg
Ho trovato in questo testo le caratteristiche principali delle linee di pensiero di Abelardo che ha sempre criticato il rigorismo ascetico del tempo sempre contro alle inclinazioni della natura umana e, attraverso queste sue riflessioni, si è opposto anche al legalismo etico che si manifestava nell’osservanza esteriore priva di cuore.
Infine ho notato il rifiuto di ogni conformismo, infatti il valore della persona, per Abelardo, è giudicato in virtù della propria dignità morale e non dal carisma del potere di cui uno è investito.
Questo suo modo di parlare franco e aperto gli ha causato molti problemi con la gerarchia ecclesiastica da cui è stato condannato.
Però il suo pensiero libero, razionale e di grande innovazione ha lasciato una grande eredità da cui hanno poi attinto filosofi come Tommaso d’Aquino e Duns Scoto.
Un libretto di poche pagine, di facile lettura che, a mio parere, rivela, attraverso una semplice pedagogia, la tenera dimensione umana di Abelardo.

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Monica C. 03/04/2012 23:06

che bell'insegnamento....