Giobbe

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

 

9613360540_b3d43147da.jpgIl libro di Giobbe , è il libro degli interrogativi più profondi riguardo alla domanda sul male e sul dolore.
Mi è capitato di riprenderlo in mano recentemente per rivedere alcuni passi e subito ho riscontrato un po'di difficoltà nella comprensione del testo, perché l'autore, un grande poeta biblico, risente un po 'di certe ripetizioni e lungaggini tipiche dello stile orientale.

Leggendo attentamente questo libro della Bibbia, ho notato che bisogna andare fuori dai luoghi comuni che definiscono la mitica e proverbiale pazienza di Giobbe. Al contrario, esaminandolo bene, ho trovato in questa figura anche un ribelle che osa levarsi di fronte a Dio e chiedergli conto delle sofferenze di cui è vittima delle quali non riesce a trovare spiegazione e giustificazione.
E' quindi mi è sembrato il simbolo della disputa dell'uomo con Dio. Il suo grido non è un suono assurdo, ma una nuova dimensione del pensiero. Giobbe è l'uomo paziente, ma è anche l'impaziente, l'antagonista di Dio, l'uomo in bilico sull'orlo della blasfemia. Infatti trascina Dio in giudizio, fronteggia il suo silenzio, per poi tacere, ammutolito, davanti alla sua potenza.
Questa testimonianza di vita del libro di Giobbe presenta un uomo che, a mio avviso, suscita un vivo interesse nel pensiero moderno ormai privo delle antiche certezze e interroga l'uomo contemporaneo sempre più insicuro e disorientato.

Dinanzi al problema del male ho riscontrato che, questo libro, non vuole dare una soluzione sul piano speculativo e astratto.
Per l'autore biblico l'esperienza di Giobbe non è una maniera di comprendere il male, ma una maniera di vivere con il male.
Giobbe infatti sperimenta ogni tipo di dolore fisico e spirituale.
La risposta allora a questo inquietante interrogativo, Giobbe la fonda sulla "propria pelle" , sfocia in una rassegnazione che però è insieme speranza.
Ecco un' espressione di questo testo:
"Stanco io sono della mia vita!
Darò libero sfogo al mio lamento,
parlerò nell'amarezza del mio cuore.
Dirò a Dio non condannarmi!"
Nonostante questo confronto serrato con Dio, l'autore di Giobbe, ho constatato, si apre alla fiducia, alla intuizione della realtà di Dio.
Il problema del male, senza questa intuizione, porterebbe inevitabilmente all'assoluto pessimismo, che non trova nessuna differenza fra bene e male (religioni mesopotamiche).
La prospettiva allora che viene proposta, una novità rispetto alle religioni antiche e che, mi pare, emerge da questa lettura è la convinzione che soltanto la fede rende tollerabile il male, la fede che fa raggiungere quell'esperienza di Dio che è però alla portata di chi la desidera liberamente.

Certe volte anche noi, soprattutto oggi, ci sentiamo un po' come Giobbe,
tutto va male ...
non sembrano aprirsi speranze ...
L'aiuto che viene da questo testo è che, purtroppo il dolore e il male ci accompagnano sempre, ma però ci deve essere sempre una risalita.

Può essere una riflessione un po' impegnativa ... ma decisamente importante.

Con tag Bibbia, Libri

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Monica C. 12/29/2011 18:34

molto bello