Alluvione in Liguria: tragedia annunciata

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

 

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Vorrei iniziare questa mia riflessione riprendendo le considerazioni di un libro di qualche anno fa: IL PARTITO DEL CEMENTO di Marco Preve e Ferruccio Sansa.

Questo testo inizia citando la Costituzione con i suoi alti e inossidabili principi.

"La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione."
Articolo 9 della Costituzione italiana.

 

Il Partito del cemento
E’ un libro scritto da giornalisti, fatto bene e oggi più che mai d’attualità.
Si tratta di un’analisi dettagliata e particolareggiata, e, nell’attualità, significativamente inquietante per la delicatezza dei temi trattati.
I cittadini di Genova se oggi rileggono questo libro si rendono conto di quanta miopia politica è stata costantemente vissuta nella città, a prescindere da ogni appartenenza politica.
Infatti, queste considerazioni, ci fanno comprendere le ragioni e gli interessi nascosti sotto alle speculazioni edilizie da sempre avvenute.
Il testo svela un valido "spaccato" degli interessi politico-imprenditoriali sottesi a inesistenti interessi locali, provinciali e regionali.
Chi abita in Liguria in queste pagine ritrova quello che veramente succede dietro alle enormi “colate di cemento”, agli innumerevoli cantieri che sorgono continuamente davanti ai nostri occhi.
In nome della speculazione si può costruire di tutto non tenendo conto della natura e della prevenzione.
E' un libro che, alla luce di quanto successo, lascia veramente l’amaro in bocca.
Gli autori documentano punto per punto tutto quello che si svolge nei retrobottega delle politica con inciuci e maneggi tra imprenditori, banchieri e amministratori pubblici.
Nel libro si parla delle “furbate” per aggirare le leggi, come quella, al limite della decenza di trasformare delle torri antincendio in ville.

 

 

Una terra violentata

Tutto questo è avvenuto a danno della bellissima Liguria, troppo cementificata e violentata da anni di disinteresse nei confronti del suo territorio.
La mia impressione dinanzi alle città della Liguria, in primo luogo Genova, è proprio quella di un raggruppamento di cemento ed edifici in poco spazio tra il mare e la montagna.
Questa terra è però maestra di vita perché nel passato i suoi abitanti con grande maestria, tanto lavoro, attraverso opere di grande impegno, hanno saputo sfruttare da un punto di vista agricolo con terrazze il terreno per poterlo coltivare.
Un terra che va custodita e amata perché sempre in equilibrio precario, bisognosa di continue attenzioni.
La Liguria quindi è sempre stata salvaguardata, difesa e sorvegliata tenendo conto di tempi lunghi, con molta pazienza.
Nel contesto attuale, invece frenetico e nevrotico, deve fare i conti con i tempi veloci e le speculazioni senza scrupoli.
L’acqua della pioggia nel passato era rallentata dal terreno che ne assorbiva una parte, i moltissimi torrenti e corsi d’acqua maggiormente controllati dai contadini, facevano poi la loro, così l’acqua defluiva verso il mare.
Oggi invece scende con rapidità e forza sulle colline cementificate e sui fiumi intrappolati nel tessuto urbano.
Anche i terreni agricoli trasformati, solo per interesse, in aree edificabili, presentano un panorama di case, villette, villoni, condomini, che spesso hanno tra di loro lo stretto spazio essenziale non solo nella città, ma anche nei paesi.
I disastri di questi giorni mettono sul banco degli imputati un'intera classe politica che si è dimostrata poco attenta al futuro e all’ambiente.

 

 

I fatti e le polemiche

Le polemiche del giorno dopo sono spesso inutili.
Si parla sempre dei "se", ma purtroppo con i se non si risolvono i problemi.
Occorre però non sottovalutare i pericoli e affrontare piani di grande prevenzione.
Il sindaco di Genova, Marta Vincenzi si difende dicendo che gli allarmi erano stati dati.
Ecco una sua dichiarazione:
"Allerta due vuol dire allerta due. Vuol dire massimo pericolo, vuol dire che se abiti nei piani bassi devi metterti in grado di salire ai piani alti. Vuol dire che non devi andare in strada, che devi spostare la macchina prima che arrivi l'onda".
Insomma, "se c'è una responsabilità che sento è quella di non essere stata ancora più dura".
Però una piccola riflessione la possiamo fare.
Allerta due significa non uscire di casa, portarsi ai piani alti.
Come mai però le scuole erano aperte? Come si possono portare i bimbi a scuola?
Tutte le scuole poi sono effettivamente ai piani alti?
Sono domande legittime. Siamo d'accordo che le gente spesso non da peso agli avvertimenti.
Però una chiusura delle scuole poteva essere un segnale di maggiore pericolo che sottolineava chiaramente la gravità del momento.
Quindi la coerenza degli allarmi deve essere completa.
Allarme due significa non uscire di casa, ma con le scuole aperte risulta impossibile.
Sulle disgrazie adesso è difficile trovare delle responsabilità.
Comunque in una città a rischio come Genova e le altre della Liguria bisognerà maggiormente tenere conto degli allarmi.

 

 

Prevenzione

Di fronte alla distruzione e ai lutti causati dall’alluvione a Genova e nelle Province di La Spezia e Massa, non può venir meno la constatazione sulla totale mancanza di prevenzione organizzata contro eventi naturali di questo tipo.
Cittadini e residenti da tempo chiedevano un intervento,
ci aspettava che da un momento all’altro potesse accadere una tragedia.
La cementificazione selvaggia che ha costruito su falde acquifere, accanto ai fiumi e al di sotto del livello delle acque, a valle delle foci di sbocco sul mare non faceva prevedere niente di buono.
Solo davanti alle tragedie torna attuale la prevenzione, lo studio e la ricerca, lo sviluppo sostenibile dell’edilizia e dell’urbanistica.
Gli eventi delle alluvioni possono essere almeno limitati da una costante manutenzione delle montagne, dei fiumi e degli argini.
Le scelte politiche dovrebbero quindi avere a cuore la tutela del territorio e la valorizzazione degli spazi montani e collinari, che spesso sono abbandonati.
La politica dovrebbe vietare la cementificazione attorno alle zone a rischio.
Si è costruito, con piena coscienza del pericolo, dove non si poteva edificare.
Si è continuato a farlo senza nessun scrupolo.
La cosa più semplice e naturale è che un fiume debba avere la possibilità di allargare il proprio letto in caso di precipitazioni abbondanti.
In Liguria abbiamo visto case costruite a fianco degli argini, spesso con operazioni edificatorie ai limiti dell’impossibile.
Si può parlare di tragedia annunciata, questa allora non è più semplice catastrofe naturale, ma diviene catastrofe sociale, perché troppe sono le responsabilità umane.
Per il futuro, adesso tutti se lo propongono, serve un rapporto più armonico tra uomo e natura, occorre uno sviluppo ambientale sostenibile.

 

 

Considerazioni

Purtroppo siamo di fronte a un male tipico italiano di caduta libera verso il basso.
A mio avviso non c’è visione del futuro, senso estetico, senso dell’altro: solo impellente bisogno di fare soldi, di speculare e molti ne sono coinvolti:
dal cessionario del terreno all'impresario, a quelli che scavano, alle banche, alle forze economiche e naturalmente ai politici di turno.
L’Italia dinanzi a questi disastri si mostra ancora una volta nel suo lato peggiore.
In queste sciagure emergono però figure di spicco: i volontari, piccoli grandi eroi di queste alluvioni. Mi piace dare risalto a queste persone,
infatti sono tanti i giovani e non intervenuti per recuperare il recuperabile, sono forze vitali di grande generosità, mentre lo Stato italiano è ancora in ritardo …
Questa è la nostra realtà italiana e fra qualche giorno, seppelliti i morti, non se ne parlerà più, purtroppo scenderà l'oblio, fino alla prossima tragedia.
La mia riflessione di fondo, condividendo anche altri pensieri sul web, è quella che manca una autentica e profonda cultura ecologica nel nostro paese.
La difesa del suolo e la gestione delle emergenze deve partire dalla profonda analisi di questi fatti.
Cosa fare? Dove migliorare?
Per verità ci sono già importanti studi e l'Ispra, ente governativo, si occupa di queste cose.
Si tratta infatti dell'Istituto Superiore per la Protezione e la ricerca Ambientale, un organismo importante, statale, pagato dai contribuenti, che verifica la “Mappa del rischio” per ogni regione.
Quindi gli studi ci sono le allerte vengono diramate.
L'istituto denuncia inoltre l'eccessiva espansione edilizia con un incremento delle superfici impermeabilizzate, cioè ricoperte di cemento.
Questi rapporti vengono diffusi, ma che senso hanno se poi non vengono recepiti?
   

 

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Monica Cadoria 11/09/2011 14:57


Molto ben scritto e mi trovi d'accordo su tutto


ricarolricecitocororo - il mio canto libero 11/16/2011 11:22



Ok.  Il problema è proprio la cementificazione selvaggia.   ciao