Le libere donne di Magliano - Mario Tobino

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

Il libro di Mario Tobino ci immerge nel mondo della malattia mentale.

L’autore
L’autore, nato a Viareggio nel 1910 e spentosi ad Agrigento nel 1991, è stato medico psichiatra e scrittore.
La sua è stata una vita intensa con l’esperienza della guerra in Libia nel 1942 e l’adesione alla resistenza nel 1945.
Mario Tobino ha vissuto da medico i tre momenti fondamentali della psichiatria nel Novecento. 
Già è inserito in questo mondo nella fase prefarmacologica, quando cioè i malati si tenevano reclusi nei manicomi, assiste poi al periodo farmacologico, quando cominciano ad essere scoperti e somministrati i primi farmaci, infine è partecipe della fase antipsichiatrica con la chiusura dei manicomi. 
Tutti questi passaggi sono descritti in alcuni dei suoi romanzi più famosi: "Le libere donne di Magliano" (1953), "Per le antiche scale" (1971) con il quale vince il Premio Campiello e "Gli ultimi giorni di Magliano" (1982).

La pazzia è veramente una malattia?
Le libere donne di Magliano e anche gli altri testi sulla stessa tematica propongono un interrogativo pregnante che ha sempre caratterizzato il pensiero di Tobino.
“La pazzia è veramente una malattia? 
Non è soltanto una delle tante misteriose e divine manifestazioni dell'uomo, un'altra realtà dove le emozioni sono più sincere e non meno vive? 
I pazzi hanno le loro leggi come ogni altro essere umano e se qualcuno non li capisce non deve sentirsi superiore".
Sta di fatto che l’autore pensava che gli infermi di mente non fossero per nulla dei malati.

Il libro - diario
Il romanzo "Le libere donne di Magliano" ci presenta tante descrizioni di donne malate di mente. 
Per cogliere la grandezza di questo capolavoro della letteratura italiana del ‘900, basta leggere l’inizio della narrazione nel testo.
«Oggi è arrivata, proveniente da Firenze, una malata, una matta, giovane, fresca, alta, con lo stampo della salute fisica. 
Quando sono entrato nel reparto era seduta a letto e mangiava con golosità. 
Aveva la camicia aperta sì che le si vedeva comodamente un seno. 
Non aveva alcun pudore, neppure la finzione del pudore. 
È affetta da schizofrenia, quella malattia mentale che scompone la persona umana rendendola senza senso e senza scopo».
Le libere donne di Magliano è proprio come un diario in cui lo psichiatra annota le caratteristiche di queste persone.
Vuole dimostrare che ogni malato di mente è persona degna di stima, rispetto e amore.

Eros
Il testo assume anche una certo erotismo, totalmente controllato, senza enfasi, perché Tobino narra senza falsi pudori, le fantasie, le manifestazioni delle pulsioni, i vizi e le virtù di ogni donna descritta nel libro.
Le ricoverate secondo l’autore liberano tutta la loro “triste e fatale eroticità…”.
Quindi dal racconto di Tobino fuoriesce un erotismo palpabile, incontrollabile e potente che però non ha niente a che fare con qualcosa di morboso o voyeuristico.
Lo sguardo di Tobino si leva sopra la malattia e la descrive dall’alto senza cadere in distorsioni.
Quello che si sprigiona è però una femminilità selvaggia che si contrappone alla società sana, tra virgolette, che spesso cade nel conformismo e nell’ipocrisia.

Impressioni
L’opera, a mio avviso, non è un romanzo nel senso stretto della parola, ma è un insieme di percorsi narrativi che dipingono, in modo ineffabile e con sano realismo un mondo difficile da capire. 
Emergono vibranti ritratti di donne con i loro deliri e loro passioni.
Tobino dimostra, nel suo scrivere, come possiamo ritrovare lo specchio di noi stessi nello sguardo di un folle. 
La descrizione delle libere donne di Magliano sono una serie di ritratti di persone recluse e dimenticate dalla storia che però, attraverso, la penna di Tobino interpellano il lettore.
Dinanzi a queste focose agitazioni della follia c’è la figura dello psichiatra che cerca di capire il messaggio e il linguaggio dei malati.
La vita dentro l’ospedale psichiatrico scorre ad una velocità totalmente diversa dal mondo di fuori e l’autore racconta la storia di ordinaria follia di queste recluse che coinvolgono anche il personale presente, cioè infermiere e suore.
Nel suo diario lo psichiatra annota le caratteristiche di ogni donna: quella che “pensa dolorosamente” , la “vittima dei grilli erotici”, colei “che riempie il reparto medici di fiori, gatti e gentilezza”, quella con “un diavolo in veste di donna”, la “malinconica e ancora bellissima, che ha paura della vita”, la “bestia e dea, che per pochi giorni nella cella di isolamento scatena, coperta solo dall’alga, la sua innocente sensualità”.

Il Tobino pensiero
Il pensiero di Mario Tobino si riassume in queste sue frasi: 
“Un medico di manicomio, se è vivo, sempre vortica tra il peso dei deliri e la speranza che qualsiasi uomo anche se pazzo sia libero”.
“Ogni creatura umana ha la sua legge; se non la sappiamo distinguere chiniamo il capo invece di alzarlo nella superbia; è stolto crederci superiori perché una persona si muove percossa da leggi a noi ignote.”
“I matti non hanno né passato né futuro, ignorano la storia, sono soltanto momentanei, attori del loro delirio che ogni secondo detta, ogni secondo muore.”
“I matti sono ombre con le radici al di fuori della realtà, ma hanno la nostra immagine.” 
L’approccio con il mondo dei malati di mente deve essere vissuto con questo grande rispetto e attenzione che ci ha insegnato Tobino.
Il suo insegnamento, che emerge anche dal libro, è proprio quello che i “matti” sono fuori dalla realtà, ma manifestano sempre qualcosa di ciascuno di noi.

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