SAN SILVANO - Giuseppe Dessì

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

Il libro di Giuseppe Dessì racconta di San Silvano, paese dell'infanzia dell'autore.
Sono frammenti autobiografici dove si rivive l'atmosfera di un ambiente tipico della Sardegna
.

L' autore
Dessì, nato a Cagliari nel 1909 e spentosi a Roma nel 1977, è stato uno dei grandi scrittori italiani.
Da giovane, la sua prima esperienza con la scuola è stata disastrosa con diverse bocciature. 
Poi la scoperta della biblioteca nascosta del nonno lo introduce all'amore per la lettura. Da qui la ripresa degli studi fino all'Università Statale di Pisa. 
Inizia poi l'insegnamento letterario in varie città italiane tra cui Ferrara e Bassano del Grappa. 
Arriva, in seguito, nel 1941, la nomina a Provveditore agli studi prima di Sassari poi altre sedi. Infine la designazione a Roma presso l'Accademia dei Lincei.

Il romanzo
Il racconto, scritto nel 1939, si abbandona alla memoria intrisa di nostalgia per la sua terra e il paese d'infanzia, appunto san Silvano.
Si percepisce in Dessì un narratore reale di storie che rappresentano la vita e le difficoltà del suo popolo.
San Silvano ci porta nel cuore di quella Sardegna montana, delle miniere del carbone, dei boschi, delle pinete, dello sfruttamento del legname, delle liti e delle rivalità familiari.
La sua narrazione inoltre ripercorre un'infanzia triste con l'assenza del padre, in una realtà isolana lontano dal Continente continuamente sognato e vagheggiato.
La vicenda è quella dell'amore fraterno che lega Pinocchio, l'io narrante, a Giulio ed Elisa.
La storia si struttura anche su le chiacchiere di paese che inseguono il giovane protagonista e consentono di tracciare le linee portanti di un grafico familiare in cui si respira sempre qualcosa di autobiografico.
San Silvano ha una forza letteraria molto evidente e si impone come un classico. 
E' strutturato in tre parti e la seconda, in modo particolare, offre notizie puntuali e precise sulla piccola comunità dell'interno sardo dove il protagonista era tornato a vivere.
Le altre due, sempre raccontate al passato, offrono, in tono tenero e pacato, il flusso libero e lento dei pensieri, dei ricordi e dei sentimenti.
Il protagonista Pinocchio si muove in mezzo alla tentazione per il mondo severo, continentale, nordico di Giulio e quello tenero, isolano e privato di Elisa.
Non sarà, alla fine, Pinocchio a cambiare, ma Giulio: la sua sicurezza, la sua certezza si piegheranno dinanzi al dolore, al dubbio, alla coscienza dell'errore.
Contemporaneamente lo scorrere del tempo minerà alle fondamenta il mondo di Elisa che diventerà l'innocente vittima della realtà del suo paese.
La morte di Elisa diventa, nel romanzo, qualcosa di rigenerante perché porterà Pinocchio a desiderare un mondo diverso, lontano dalla stanchezza e dalla sofferenza.
Si fondono così, nel racconto, il passato della fantasia e il presente della vita, dell'immutabile verità caratterizzata dalla fusione degli affetti dominanti della gioia, della tristezza e del dolore.

Impressioni
La Sardegna è anch'essa protagonista della vicenda: è il luogo delle nostalgie dell'autore.
Inoltre la gioventù, descritta da Dessì, non è soltanto fatta di istinti e sensazioni: il protagonista, la sorella Elisa, il fratello Giulio, gli amici, tutti i componenti del gruppo vivono tra loro un rapporto che è fatto anche di comuni letture e idee. 
Ne consegue quindi la forza e il valore di una comunione fondata su ideali.
Originale anche lo stile di Dessì, sempre in un italiano colto con solo quale piccola digressione di termini dialettali.
Sembrano pagine di un diario, ma con una lirica fatta di prosa precisa e misurata.
Si potrebbe definire un racconto, a mio avviso, scritto con un stile asciutto leggero e triste insieme.
L'evocazione così struggente del passato sembra poi volersi allontanare da un'immagine mitica della Sardegna per abbracciare una visione più critica dell'isola dove l'autore è nato.
Nel complesso siamo di fronte ad un romanzo dove si vede l'abilità dello scrittore giocata su sapienti cadenze melodico- ritmiche, su interruzioni e riprese.
Il tempo narrato nel libro, ha la capacità di fondere la lettura con il sogno, la realtà desiderata con la verità.
Interessante per capire il testo è l'annotazione stessa di Giuseppe Dessì scritta nei suoi Diari in data 29 dicembre 1961:
"Quando scrissi San Silvano pensavo a un grande romanzo che non ero ancora maturo per scrivere...
Mi affascinava un raccontare che non avesse inizio né fine, come un cerchio; un raccontare che potesse iniziare in qualsiasi momento della storia, o finire come un canto dell'Ariosto".
E' proprio la percezione che si prova nella lettura di questo testo, un racconto che dona delle atmosfere di grande suggestione. 

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