Le mie prigioni - Silvio Pellico

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

"Il venerdì 13 ottobre 1820 fui arrestato a Milano, e condotto a Santa Margherita. Erano le tre pomeridiane. Mi si fece un lungo interrogatorio per tutto quel giorno e per altri ancora. Ma di ciò non dirò nulla. Simile ad un amante maltrattato dalla sua bella, e dignitosamente risoluto di tenerle broncio, lascio la politica ov'ella sta, e parlo d'altro".
Con queste parole inizia il celebre racconto di Silvio Pellico, l'opera che rese famoso questo autore che ha vissuto sulla sua pelle la dura esperienza del carcere.

L' autore
Nato a Saluzzo (in provincia di Cuneo) nel 1789, Silvio Pellico si spostò poi a Milano dove diventò direttore della rivista "Il Conciliatore".
Venne arrestato per cospirazione nel 1820 e addirittura condannato a morte, pena che poi fu commutata in 15 anni di carcere duro, da scontarsi presso la fortezza dello Spielberg, nei pressi di Brno (Moravia).
E' questa vicenda drammatica e traumatica che ha dato l'ispirazione a Pellico per il racconto della sua esperienza di carcere.

Il racconto
Il romanzo mette in evidenza l'aspetto religioso che ha accompagnato la vita in prigione. Subito nella prima parte del libro al "Capo Terzo", Pellico racconta la sua conversione che appare come fulminante la stessa notte dell'arresto.
"Lo svegliarsi la prima notte in carcere è cosa orrenda", così inizia quel capitolo.
In quella situazione drammatica avviene il crollo mentale di Pellico e l'affidamento alla religione.
"Quello fu il primo momento - scrive - che la religione trionfò sul mio cuore".
Tutto il racconto poi si snoda su questa tematica mistica - religiosa ed emerge una cristiana rassegnazione che aiuta l'autore a sopportare delle prove indicibili.
La narrazione sembra quasi monocorde su questo aspetto, ma viene però alleviata dalla vivacità dei dialoghi e degli episodi, che Pellico racconta in forma diretta.
L'esposizione appare, in questo modo, quasi scenica e avvincente nonostante il resoconto di un periodo di tempo molto lungo.
La delusione dalla politica e la privazione della libertà personale sono i fattori che hanno fatto scaturire nella vita di Pellico un profondo trauma che ha trovato salvezza nell'ancoraggio mistico.
Per cogliere la portata di questo famoso romanzo ecco una pagina dove si evince la profonda fede di Pellico che è stata la l'unica via d'uscita per la sopportazione di una esperienza così dura.
«Lo svegliarsi la prima notte in carcere è cosa orrenda! Possibile! (dissi, ricordandomi dove fossi) possibile! Io qui? E non era un sogno il mio? Ieri dunque m’arrestarono? Ieri mi fecero quel lungo interrogatorio che domani, e chi sa fin quando dovrà continuarsi? Ier sera, avanti di addormentarmi, io piansi tanto, pensando ai miei genitori!… “In quest’istante”, diceva io, “dormono tranquilli o vegliano, pensando forse con dolcezza a me, non punto presaghi del luogo ov’io sono! Oh felici, se Dio li togliesse dal mondo avanti che giunga a Torino la notizia della mia sventura! Chi darà loro la forza di sostenere questo colpo?” Una voce interna parea rispondermi: “Colui che tutti gli afflitti invocano ed amano e sentono in se stessi! Colui che dava la forza ad una Madre di seguire il figlio al Golgota, e di stare sotto la sua croce! L’Amico degli infelici, l’Amico dei mortali!” Quello fu il primo momento, che la religione trionfò nel mio cuore; ed all’amor filiale debbo questo benefizio».

Impressioni
Nel testo, a mio avviso, non bisogna vedere delle recriminazioni o un atto di accusa nei confronti della dominazione austriaca. Infatti Silvio Pellico ha voluto trasmettere la testimonianza della sua conversione, attraverso la sofferenza e il dolore, alla fede cristiana.
Il brano citato dimostra in maniera chiara la consolazione spirituale offerta dalla religione.
Sono concetti che risaltano molto bene nelle stesse parole di Pellico, nell'introduzione, dove afferma di non aver scritto queste memorie per vanità, ma soprattutto per contribuire a confortare gli animi di tante persone provate da tanta sofferenza.
L'invito che Pellico vuole trasmettere è quello, rivolto ai cuori nobili, di amare e non odiare nessun uomo. Le cose da evitare e respingere per Pellico sono:
"le basse finzioni, la pusillanimità, la perfidia, ogni morale degradamento".
E' questo il messaggio fondamentale dell'opera dove, in una situazione tragica di sofferenza, si invita ad amare. Si tratta in sintesi della logica cristiana della Croce che aiuta Pellico a vivere la terribile vita del carcere.
Un libro, a mio avviso, di grande importanza che è diventato capolavoro della letteratura mondiale.

 

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