Antonio Machín: Tributo Al Bolero Cubano

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

La raccolta Tributo Al Bolero Cubano di Antonio Machín, pubblicato nel 2004, è uscito nel 2009 per la Casa discografica: Caney

Titoli -  1.: Ya No Puedo Creerlo  - 2.: Piensa Bien lo Que Me Dices -  3.: Infamia -  4.: Tu y Tu - 5.: Mas Daño Me Hizo Tu Amor - 6.: Madrecita -  7.: Plazos Traicioneros -  8.: Dos Gardenias -  9.: Anoche Hable Con La Luna -  10.: Franqueza -  11.: ¡Ay de Me!, Ay De Mi -  12.: Buscando La Melodia -  13.: Mira Que Eres Linda -  14.: No Vuelvo Contigo -  15.: No Me Vayas a Engañar - 16.: ¡Hola Que Tal! -  17.: Mentiras Tuyas -  18.: Toda una Vida -  19.: Esta Noche O Nunca - 20.: Deuda -  21.: Tu Veras.

Impressioni -  Membro di una famiglia povera (una quindicina di fratelli) della città cubana di Sagua la Grande, Antonio Machin pur dedicandosi a vari mestieri ha sempre avuto un talento innato per la musica. Il padre, Jose Lugo Registrati, era uno spagnolo, immigrato galiziano e la madre Leonie Machin, una nera cubana. L'artista ricorda di essere stato felice nella sua famiglia che non era "né ricca né povera." Ben presto si manifesta, nella sua vita, l'amore per il canto. Da giovane alternava il suo lavoro di muratore con il canto in chiesa, nei teatri e dietro lo schermo del cinema muto nella tua città. Cerca di unirsi per tre volte con gruppi di musicisti ambulanti che passano attraverso a L'Avana. Nel 1911, il parroco di Sagua lo mette a cantare l'altare maggiore e comincia ad essere notato. In un'occasione, durante un evento di beneficenza, canta l'Ave Maria di Schubert in piedi su una sedia e guadagna l'applauso di tutta la popolazione. All'età di vent'anni manifesta il suo desiderio di essere il baritono e studiare bel canto e l'opera, ma capisce che, dato il suo colore, il repertorio si ridurrebbe a Otello. Non senza difficoltà arriva a L'Avana nel 1926, dove inizia come solista nei caffè accompagnato dal chitarrista Manuel Zaballa. La reputazione del duo raggiunge le orecchie della borghesia dell'Avana. Per ironia della sorte arriva a cantare in una radio dove lo ascolta Don Azpiazu che lo assume come secondo cantante della sua orchestra. E' quindi il primo cantante nero per che si esibisce al Casinò Nazionale a L'Avana, luogo della borghesia più razzista e discriminante della città. Senza lasciare Azpiazu, fonda un sestetto e fa le sue prime registrazioni nel 1929 con gli strumenti del tempo, vale a dire, i fonografi stringa e la radio che cominciava a svilupparsi. Il successo è immediato con alcuni pezzi che diventano immortali come "Aquellos ojos verdes" e subito dopo "El manisero". Nel 1930 lascia Cuba (dove non torna fino al 1958). Nel mese di aprile del 1930 arriva a New York, integrandosi con Don Azpiazu e la sua orchestra. Trascorre quattro anni nella metropoli e prende parte a molti altri gruppi come: José Escarpenter e la sua Orchestra, antillana di Rafael Hernández, Julio Roque e la sua Orchestra, Armando Valdespí e la sua Orchestra. Fonda contemporaneamente le sue Band: Orchestra Machin e il Cuarteto Machin. Il successo di Antonio raggiunge i palcoscenici latini di New York, dove il popolare "El Manisero" di Moises Simons diventa un cult. Registra inoltre una lunga serie di titoli nella prima metà degli anni Trenta e viaggia in Europa nel 1936. Dopo un breve soggiorno a Londra, esibendosi nel teatro Adelphya, arriva a Parigi, dove la musica cubana ha avuto una forte presenza da anni '20, qui forma il Gruppo Antonio Machin e la sua Orchestra, con Moises Simons al pianoforte, eseguendo successivamente diverse registrazioni. Nel 1936 lavora e registra anche con l'Orchestra di Eduardo Castellanos. Si innamora di una ragazza francese di

nome Linea, con lei e con la sua orchestra fa un giro di Svezia, dove non vuole rimanere a causa del freddo. Così torna a Parigi. Machin arriva poi in Spagna, il paese di suo padre, dove vivrà fino alla sua morte nel 1977. Nel 1943 si sposa, a Siviglia, con Maria de los Angeles Rodriguez. A Siviglia porta alcuni dei suoi parenti cubani. Qui si esibisce in alcuni saloni di festa e discoteche come "Shanghai" ex "Sala Bolero", guadagnando una ventina di pesetas al giorno. Il primo successo spagnolo è stato "Noche triste" un fox melodico registrato con Los Mihuras de Sobré, una orchestra che accompagnava Machin nei suoi primi successi da cui poi si staccò. Altri suoi primi successi furono "Come fue", "Moreno", "Amor sincero", etc. Nel 1947 arriva il suo grande successo in Spagna è il "canto moresco" "Angelitos negros", brano convertito in bolero grazie ad arrangiamenti musicali negli anni sessanta. Due importanti compositori della sua carriera sono stati il cubano Oswaldo Farrés: autore di canzoni come "Madrecita", "Toda una vida", "No me vayas a engañar", "Quizás, quizás, quizás", "Ay de mí"... Inoltre la messicana Consuelo Velazquez autrice del celeberrimo "Besame mucho", "Será por eso" y Amar y vivir. Da segnalare il brano "Dos Gardenias" presente in questa raccolta della cubana Isolina Carrillo, che divenne uno dei suoi più grandi successi. In Spagna, con oltre sessanta dischi e con il suo "Cuarteto Machin", ottiene la consacrazione e grande consenso come come dimostra la frase, spesso citata, che era "il più cubano degli spagnolo e il più spagnolo di tutti i cubani ". In Spagna, Machin ha realizzato al meglio la sua carriera e gli piacevano soprattutto le città di Madrid, Siviglia (dove ha trovato l'amore) e Alicante, dove ha trascorso lunghi periodi nel suo appartamento a Playa de San Juan. Inoltre ha frequentato Barcellona, dove si è esibito per la prima volta e oggi viene ricordato con un monolite nella Plaza Vicenç Martorell nel distretto di Ciutat Vella, vicino alla Plaça de Bonsuccés. Machin è diventato un testimone delle storie d'amore e colonna sonora degli spagnoli in tempi difficili, la sua popolarità è cresciuta al punto di essere idolatrato. Le sue canzoni sono diventate parte della memoria emotiva di diverse generazioni. Per il suo carattere serio e umile, Machin è stato accolto molto bene in Spagna, il suo bolero, il suo stile personale e anche entrato nel proverbio popolare con il detto "Te mueves más que las maracas de Machín" ("Ti muovi più delle maracas di Machin"). Antonio riposa nel cimitero di San Fernando de Sevilla, dove i suoi connazionali e amici lo ricordano sulla tomba ogni anno spruzzando rum cubano e cantando alcuni dei suoi boleros. Ascoltare i brani di questo album significa immergersi nel bolero più romantico di Cuba. Sono pezzi di grande intensità ormai patrimonio della musica e interpretati anche da altri numerosi cantanti. Il tributo al bolero cubano proclama la grandezza di questo genere musicale cantabile e ballabile. Romantico, sentimentale, a volte fino all'eccesso, prende la sua ispirazione dalle opere, i romanzi cavallereschi francesi e le canzoni napoletane. Battendo un tempo di 2/4, sviluppa melodie classiche e raffinate, molto familiari ai motivi europei. Il Bolero conserva testi poetici dove si mischiano la nostalgia, l'incantesimo delle donne e molti amori impossibili. Nei brani della compilation si respira questo struggente amore languido. Una musica da conoscere che ha fatto storia.

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