Tiziano Terzani: Lettere contro la guerra

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

Siamo di fronte ad un opera di grande valore che raccoglie degli scritti di Tiziano Terzani. Come lui stesso lo definisce si tratta di un pellegrinaggio di pace. Il pellegrinaggio compiuto da un uomo che, nel corso della sua vita, è stato un cronista coinvolto in prima persona nelle realtà che ha descritte. Tiziano è stato un giornalista capace di individuare per istinto i segni che un determinato avvenimento lascia sullo sconfinato territorio della storia. Un narratore con una voce unica, spesso fuori dal coro, sempre autentica e piena di comprensione. Terzani è stato un uomo che, ancor prima dell'11 settembre 2001, ha sempre avuto una profonda consapevolezza dell'abisso culturale, ideologico, sociale aperto tra l'occidente, da cui proveniva, e l'Oriente in cui ha vissuto per trent'anni. Un uomo che, dopo l'11 settembre 2001, ha capito di non poter più tacere di fronte alla barbarie, all'intolleranza, all'ipocrisia, al conformismo, all'indifferenza. Con queste lettere scritte da Kabul, Peshawar, Quetta, ma anche da Orsigna, Firenze, Delhi e dal suo "rifugio" sull'Himalaja, Tiziano ha assolto un suo dovere verso il futuro di noi tutti. Ha realizzato un pellegrinaggio che tutti dovremmo compiere

Forti interrogativi Dalle lettere di Terzani emergono, in maniera vitale ed ineludibile, questi interrogativi: Quanti civili sono morti per vendicare le vittime del World trade center? A quanti giovani musulmani è stato insegnato ad odiare gli occidentali dopo l’inizio dei bombardamenti? Quante volte la verità sulle azioni dei talebani è stata “ritoccata” in Europa e negli Stati Uniti per far apparire il nemico più cattivo e temibile? Domande incisive e pressanti che impongono profonde riflessioni

Citazioni Ecco alcune frasi che più mi hanno colpito tratte da queste lettere: "Il mondo è cambiato. Dobbiamo cambiare noi. Innanzitutto non facendo più finta che tutto è come prima, che possiamo continuare a vivere vigliaccamente una vita normale. Con quel che sta succedendo nel mondo la nostra vita non può, non deve, essere normale. Di questa normalità dovremmo avere vergogna." Poi riferendosi all'11 settembre 2001 un'altra significativa riflessione: "Il mondo non è più quello che conoscevamo, le nostre vite sono definitivamente cambiate. Forse questa è l'occasione per pensare diversamente da come abbiamo fatto finora, l'occasione per reinventarci il futuro e non rifare il cammino che ci ha portato all'oggi e potrebbe domani portarci al nulla. Mai come ora la sopravvivenza dell'umanità è stata in gioco." "Le montagne, come il mare, ricordano una misura di grandezza dalla quale l'uomo si sente ispirato, sollevato. Quella stessa grandezza è anche in ognuno di noi, ma lì ci è difficile riconoscerla. Per questo siamo attratti dalle montagne. Per questo, attraverso i secoli, tantissimi uomini e donne sono venuti quassù nell'Himalaya, sperando di trovare in queste altezze le risposte che sfuggivano loro restando nelle pianure. Continuano a venire." "Le montagne sono sempre generose. Mi regalano albe e tramonti irripetibili; il silenzio è rotto solo dai suoni della natura che lo rendono ancora più vivo." Bellissima la citazione di Gandhi: "In tutta la storia ci sono sempre state delle guerre. Per cui continueranno ad esserci", si dice. "Ma perché ripetere la vecchia storia? Perché non cercare di cominciarne una nuova?" rispose Gandhi a chi gli faceva questa solita, banale obiezione. "Solo se riusciremo a vedere l'universo come un tutt'uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo." "Vogliamo eliminare le armi? Bene: non perdiamoci a discutere sul fatto che chiudere le fabbriche di fucili, di munizioni, di mine anti-uomo o di bombe atomiche creerà dei disoccupati. Prima risolviamo la questione morale. Quella economica l'affronteremo dopo. O vogliamo, prima ancora di provare, arrenderci al fatto che l'economia determina tutto, che ci interessa solo quel che ci è utile?" "A volte mi chiedo se il senso di frustrazione, d'impotenza che molti, specie fra i giovani, hanno dinanzi al mondo moderno è dovuto al fatto che esso appare loro così complicato, così difficile da capire che la sola reazione possibile è crederlo il mondo di qualcun altro: un mondo in cui non si può mettere le mani, un mondo che non si può cambiare. Ma non è così: il mondo è di tutti."

Considerazioni Sono frasi estrapolate dalle varie lettere di questo libro che ci danno la percezione del pensiero di Tiziano, una persona veramente intelligente e “saggia” che si distingue per la capacità di comunicare in modo semplice e comprensibile per tutti. Secondo l'autore infatti "non basta comprendere il dramma del mondo musulmano nel suo confronto con la modernità, il ruolo dell'Islam come ideologia antiglobalizzazione, la necessità da parte dell'Occidente di evitare una guerra di religione". Bisogna avere la capacità di andare oltre e rendersi conto che la via non è quella di invocare la guerra giusta contro il male, ma credere che l'unica soluzione, più difficile, ma efficace, è quella che supera l'odio, la discriminazione e il dolore attraverso la non-violenza. Parole a mio avviso di grande saggezza che però si scontrano con un clima di esasperazione e di conflitto sempre più crescente. Ma la vera soluzione è proprio nella storia nuova che possiamo incominciare con gesti di pace e non violenza come diceva Gandhi, senza arrendersi dicendo: "è sempre andata così..."

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