Mario Aldighieri: Chi ci restituirà la speranza? Cantare in tempo di crisi

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

Mario Aldighieri: Chi ci restituirà la speranza? Cantare in tempo di crisi

Mario Aldighieri , dal 1973 al 1994 missionario in Brasile, grande persona che ho il piacere di conoscere, ora impegnato nella diocesi di Cremona, è un intelligente e attento osservatore della realtà sociale mondiale, tra i suoi scritti, ho ritrovato questo libretto di poesie
“Chi ci restituirà la speranza?” Cantare in tempo di crisi.
I suoi versi emanano un intenso “vissuto” con tanti ricordi velati di mestizia e impregnati dalla tipica "saudade" brasiliana, una forma di malinconia, un sentimento simile alla nostalgia. Rimembranze introspettive che si perdono nel mistero della vita alla ricerca di infinito.
Parole e riflessioni che trovano la giusta conclusione con le parole del grande poeta, riportate alla fine del libro,
“e il naufragar m’è dolce in questo mare”

La poesia che rompe il silenzio
“Non sono poeta. Non ho mai pensato che avrei, un giorno, scritto poesie.” Con queste parole Mario Aldighieri spiega le motivazioni del libro in questione.
“Alcuni pensieri, in versi, passarono, a volte, in fantasie fugaci, come nuvole spinte dal vento.
Ultimamente è avvenuto.
Nelle notti di pioggia, nelle ore di attesa negli aeroporti, nelle stazioni degli autobus, nella stanchezza di riunioni ripetitive e improduttive.
Ricordi del passato e sogni del futuro. Li ho scritti su fogli bianchi, conservati in una cartella gialla; per rileggerli, ogni tanto, quando i sentimenti premevano. “
Perché non pubblicarli?
La poesia veramente libera l’anima, è come aprire il cassetto delle emozioni e dei ricordi. Cosi l’amico brasiliano José do Carmo Siqueira gli ha dato una risposta: “La nostra vita di ogni giorno ha bisogno di poesia. Tu hai contribuito con un gesto in più ad animare il duro quotidiano che ha bisogno di poesia, che oltre a spezzare il silenzio del poeta, deve rompere il silenzio dei cassetti che, a volte, la tengono chiusa”.
E’ questa la “poesia” delle cose che apprendiamo nel segreto del pensiero quale atto poetico. Questa la scoperta che il lettore fa nutrendosi al seno della poesia: il mondo, cui egli stesso appartiene, si è rivelato al poeta come cosa viva. E’ questo, dunque, per Mario Aldighieri, il valore civile delle cose che la poesia afferma contro la violenza dell’indifferenza e del confort. Per cui la lettura diventa esercizio di cittadinanza contro l’indifferenza, che è culto e cultura di una società sempre più popolata di’ ‘incolpevoli”. (L’impegno civile della poesia, 1993).
“Rompere il silenzio, rompere l’indifferenza, rompere l’omertà, attizzare il fuoco nascosto, far brillare la speranza.”


Canto di speranza e solitudine
Con questo proposito Aldighieri ha scritto questo libro nutrito di reminiscenze riferite, per la maggior parte, all’esperienza del Brasile
Il libro di poesie di Mario Aldighieri, secondo Inés Ethne Gontijo Neiva, responsabile della Commissione pastorale della terra in Brasile, rivela la tensione e, molto spesso, l’angustia di chi vive un profondo impegno con i principali protagonisti delle cause maggiormente perdute del nostro pianeta.
La poesia di Mario è militante, ma non è restrittiva. Non ha l’odore dell’inchiostro della propaganda di parte. E composta di sole, terra, selva, acqua, sudore e di tutto quello che ha arricchito la sua sensibilità in questi ventun anni vissuti in Brasile. Ma è pure fatta di neve, monti, valli, cammini percorsi, di pianto e di gioia, nell’anima del fanciullo e del ragazzo italiano.

Il canto della speranza è il leitmotiv che si ripete in questi versi suggestivi e intensi.
“Uomini, dimenticate solo per un attimo,
il tempo e la macchina, il lucro e il coltello,
togliete la pietra dal sepolcro e
restituiteci La Speranza.”
Anche la solitudine diventa compagna di viaggio
“E tu,
insonne abitante
di questa casa
circondata di solitudine, guardi dietro le finestre la vita inutile passare. Aspetti
un amico antico, una donna sognata, un bacio, un abbraccio, qualcuno...
La pioggia
continua a battere
i vetri della porta
che rimane chiusa, per conservare, sicura, la tua fragile, stanca, inutile...
solitudine. “

Resistenza o resa
Questi intesi versi esprimono il profondo dilemma dell’uomo, del profeta.
E’ una delle più belle poesie che racconta lo stato d’animo di chi deve parlare in difesa dei più deboli.
“Resistenza o resa?
Rimanere o fuggire?
Reagire o accettare?
Parlare o tacere?
Afferrare la sferza dell’ira profetica
o abbandonare mani e piedi al boia? Io non so più
la parola.
Io non so più
il grido.
Io non so più il sogno.
Stò nel mezzo di questo umano pellegrinare spalla a spalla,
tra milioni di altri
cui rubarono la parola, il grido, il sogno.
Massa umana,
viandanti del bene e del male,
senza sapere perché.
Nessuna stella in cielo,
nessuna lacrima negli occhi.
Andiamo, tutti,
nell’infinito camminare
della vita e della storia,
perduti, nel silenzio dell’universo,
alla ricerca di una stella
che brilli su di noi,
di una nota che apra il canto,
sciolga le lacrime
e il sorriso”
Goiânia 24/5/1993
Sono parole di grande respiro che raccontano il vibrante cuore profetico che tante volte rimane deluso per non avere gridato l’ingiustizia. Esprimono sentimenti di comunione verso una umanità a cui hanno rubato la parola, il grido e il sogno.

Nave di Pietro
Un altro pensiero di grande rilievo e, a mio avviso, sempre attuale, è che la chiesa oggi ha bisogno di un dialogo maggiore con la società e di una revisione delle sue posizioni statiche, dettate più dal Diritto Canonico che dal Vangelo.
I versi di Mario Aldighieri esprimono mestamente l’analisi di una istituzione che cammina troppo nel mondo dei grandi dimenticando il pulpito povero e semplice delle beatitudini.
"Nave di Pietro,
opulenta,
chiusa,
poderosa,
nel mondo dei grandi.
Barca del Maestro,
povera,
aperta,
umile,
pulpito delle Beatitudini.
Nave di Pietro,
d’oro e d’argento,
di onori e titoli,
di diplomazie e bugie,
Basilica delle vanità.
Barca del Maestro,
del pane e del pesce,
Maria sorridente alla prora,
alla poppa, la festa del popolo,
Basilica dei poveri.

Pietro, nel mar della vita,
lascia sulla spiaggia
la tua nave
e va, correndo sull’onde, verso la barca del Maestro.
Pietro, lascia il tuo manto sulla sedia dorata
del Palazzo Vaticano
e va, senza nulla,
all’incontro del Pescatore.
Pietro, i fiori di primavera
ti vestiranno,
il canto dei passeri sarà il tuo canto,
fra le braccia del Risorto."
Brasilia 16/2/1993
La poesia di Mario Aldighieri sottolinea molto bene i contrasti e le contraddizioni di una chiesa d’oro e d’argento, di diplomazie e bugie, legata agli onori e ai titoli contro l’antica basilica dei poveri, dei pani e dei pesci, come Cristo l’aveva pensata.

Mario Aldighieri con le sue poesie ci riporta all’essenzialità del vangelo, all’esigenza di parlare in modo profetico, alla profonda partecipazione per i più deboli terra.

Pure i disegni a matita semplici, ma significativi, realizzati dall’autore che costellano il libro, ci danno la percezione della tensione del testo verso una speranza, sempre molto reale e piena di amare constatazioni, che si affida però ad una nuova era.
Sintetizza molto bene il messaggio del libro la frase, posta all’inizio, presa dal film Touchia di Racid Benhadji:
“Quando le nostre illusioni si spezzano
e le ferite sanguinano
e tuona la rivolta,
allora non ci rimane che il sogno
che crescerà nel nostro ventre
fino a che nasca la speranza.”

Mario Aldighieri

Mario Aldighieri

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