Friedrich Nietzsche: Al di là del bene e del male

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

Friedrich Nietzsche: Al di là del bene e del male

"Al di la del bene e del male", opera del grande filosofo tedesco, una trattazione che, a mio parere, nella sua, analisi spietata dei comportamenti umani spesso falsi e contraddittori, si manifesta molto attuale.
Il lavoro di Friedrich W. Nietzsche, prendendo in esame la difficoltà in cui l’uomo è immerso, fa emergere una umanità piena di debolezze, alla ricerca del miglioramento continuo, del superamento di sé... alla ricerca della verità, della potenza e di una etica superiore che forse ci potrà rendere liberi e forti e magari anche felici...
Il realismo di Nietzsche l’ho trovato amaro, ma nello stesso tempo interessante e legato alla situazione odierna.
Ci si domanda come mai valori come amore, solidarietà e fratellanza sono sopraffatti da violenza, egoismo, razzismo ecc.
Bene e male si contrappongono in una eterna lotta e prende forma, soprattutto nei nostri tempi, una doppia morale che si avverte su vari piani dalla “banda degli onesti alla Totò”, alle situazione invece più tragiche di rinuncia e sofferenze che nascono dalle contraddizioni di una società fondata su falsa moralità.
Leggendo le pagine di Nietzsche ci si accorge di una analisi lucida, a volte sarcastica, che trova un aggancio nella società attuale perbenista e incapace di guardar al futuro con uno sguardo diverso.

Le nostre virtù
Nel capitolo settimo del testo in questione intitolato “Le nostre virtù”, ho trovato, a questo proposito, riflessioni interessanti
“Vi è forse alcunché di più bello del ricercare le proprie virtù? Non equivale ciò forse ad aver fede nella propria virtù? Ma codesto aver fede non è forse l'equivalente di ciò che una volta chiamavasi la buona coscienza, concetto venerabile che i nostri padri appiccicavano dietro il loro intelletto, come il codino alla nuca? Sembra quasi, che per quanto poco noi crediamo seguire la moda antica e il modo di sentire dei nostri nonni, in una cosa sola ne siamo i degni eredi, noi ultimi Europei della buona coscienza noi portiamo ancora il loro codino. -- Ah! se sapeste quanto presto -- troppo presto le cose stanno per cambiare!” (214)
E qui che emerge il pensiero chiaro di Nietzsche contro ogni ipocrisia.
“È la musica della nostra coscienza, la danza del nostro spirito che non sanno sopportare le litanie dei puritani, le prediche dei moralisti, dei cosiddetti uomini dabbene”.
Il libro, diviso in riflessioni numerate, al 217
presenta una interessante considerazione:
“Guardatevi da coloro, che annettono un gran valore acchè si riconosca loro il tatto morale, la delicatezza nelle distinzioni morali ; essi non ci perdoneranno mai, se loro accadrà di commettere uno sbaglio davanti a noi (o contro noi stessi forse); - essi diverranno istintivamente i nostri calunniatori e detrattori anche se in apparenza continueranno a dimostrarsi i nostri amici. Beati coloro che dimenticano perché finiscono col dimenticare anche le sciocchezze che hanno commesse.”

La malizia spiritualizza l’uomo
Secondo Nietzsche giudicare e condannare moralmente è la vendetta preferita delle anime limitate su quelle che lo sono meno di loro, “una specie d'indennizzo per tutto ciò che hanno ottenuto in meno dalla natura, e poi una buona occasione per dimostrar dello spirito, e diventar raffinati -- la malizia spiritualizza l'uomo.”
Tra quelli che pensano in questa, maniera secondo l’autore, si trovano i più violenti avversari dell'ateismo.
“Chi direbbe loro, che dinanzi a un'alta intellettualità non reggono il confronto né la più specchiata onestà né la più alta rispettabilità d'un individuo null'altro che morale li renderebbe idrofobi: -- ed io mi guarderò bene dal farlo. Piuttosto vorrei rendermi loro gradito coll'assicurar loro che un'alta intellettualità non è per sé stessa che il coronamento di certe qualità morali: che è una sintesi di tutti quegli stati, attraverso i quali non possono passare che gli uomini esclusivamente morali, stati acquisiti mercé una lunga evoluzione, per una lunga catena di generazioni; che l'alta intellettualità rappresenta lo spiritualizzamento della giustizia, di quel rigore temperato dalla bontà che sa essere suo compito di mantenere nel mondo una gerarchia anche tra le cose - non soltanto tra gli uomini.” (n.219)

Falso elogio del disinteresse
Un altro punto estremamente realista di Nietzsche è la sua diffidenza contro ogni morale altruistica
“Ogni atto “disinteressato” è sempre un atto molto interessante ed anche “interessato” purché si voglia ammettere che .... “
“E l'amore?”- Come, perfino un atto ispirato dall'amore dovrebbe essere “non egoistico” ? Oh, voi minchioni! – “E gli elogi diretti a chi si sacrifica?” - Ma chi realmente è sottostato a dei sacrifici sa d'averlo fatto per qualche cosa, di aver ottenuto qualche cosa in compenso del suo sacrificio forse da sé stesso, per se stesso - sa che da un lato concedeva, per ottenere molto di più dall'altro, non fosse che per essere, od almeno per sentirsi qualche cosa di più. (220)
“Ogni morale altruistica che, per voler essere incondizionata, vuole abbracciare tutti senza distinzione, non pecca solamente contro il buon gusto; ben di più essa è un eccitamento ai peccati d'omissione, una seduzione di più sotto la maschera della filantropia - e precisamente atta a sedurre e danneggiare gli uomini più elevati, più rari e privilegiati.” (221)
L'uomo delle “idee moderne” codesto scimmiotto orgoglioso è supremamente malcontento di sé stesso; ciò è indubitato. Egli soffre -- ma la sua vanità esige che egli non provi che -- compassione.
L'Europeo odierno, prodotto di razze incrociate - un plebeo abbastanza antipatico dopo tutto sente il bisogno di un costume - prova il bisogno della storia, che rappresenta l'arsenale dei suoi costumi. È però vero che s'accorge come nessuno gli s'attagli - per cui lo cambia senza posa. Si consideri un po' il nostro secolo dal lato di codesto continuo cambiamento dello stile delle mascherate; e nella disperazione di vedere che “nulla è fatto per lui !” (223)

La rettitudine
La sola virtù degli spiriti liberi, per Nietzsche, è la rettitudine.
Un rettitudine che va vissuta, secondo l’autore, con equilibrio.
“La nostra rettitudine, o spiriti liberi guardiamocene bene non diventi la nostra vanità, la nostra pompa, la nostra imbecillità! Ogni virtù propende all'imbecillità; “stupido sino alla santità”, suol dirsi in Russia, - guardiamoci bene dal divenire a forza di rettitudine, altrettanti santi noiosi! La vita non è essa forse cento volte troppo breve per doversi annoiare? Bisognerebbe proprio credere nella vita eterna, per.... (227)
“Mi si perdoni d'aver fatto la scoperta, che sinora tutte le filosofie morali furono noiose ed appartennero alla classe dei sonniferi, e che nulla ha recato, a mio modo di vedere, tanto danno alla virtù quanto la noiosità dei suoi patrocinatori; con ciò però non intendo misconoscere la sua utilità in generale.”(228)
Il concetto delle idee di Nietzsche si fonda proprio, come ricorda il titolo del libro, sul vedere la tendenza puritana a moralizzare come qualcosa in se stesso di immorale.
Il suo modo di esprimersi un po’ dissacratorio vuole respingere in maniera chiara tante ambiguità e falsità mascherate da una morale troppo perbene.
Il suo pensiero, accusato spesso di crudeltà, egli dice, sarebbe meglio definirlo una “rettitudine esuberante”.
“A noi spiriti liberi, molto liberi: -- E questa sarà forse veramente la nostra.... gloria postuma! - Frattanto - che sino a quel giorno è lunga l'attesa - noi saremmo gli ultimi a sentirci disposti d'adornarci di cotali cianfrusaglie morali: tutto il lavoro fatto sin qui ci ha fatto prendere in uggia codesto gusto e la sua allegra opulenza. Sono parole belle, luccicanti, sonanti, festose: rettitudine, amore della verità, amore della sapienza, sacrificio per la conoscenza, eroismo della sincerità. C'è tanto da far battere il cuore dall'orgoglio! (230)

Impressioni
Nel complesso la lettura del libro può provocare repulsione per le parole forti e senza mezze misure, ma, contemporaneamente, l’attrazione per questi pensieri supera l’iniziale resistenza.
A me pare che il testo voglia portare a una volontà di verità e la messa in discussione, forte e provocatoria,
di valori considerati trascendenti, giunti al dominio con il contributo di forze immorali ("La nascita di valori morali è opera di affetti e considerazioni puramente immorali").
Nietzsche è infatti convinto che gli uomini, per poter sopportare l’impatto con il caos della vita, abbiano costruito una serie di certezze che si rivelano soltanto come delle necessità di sopravvivenza ed il compito del filosofo è appunto quello di una demistificazione totale di tutte errate convinzioni (metafisiche, morali e religiose).
"Quindi la santa menzogna ha: inventato un Dio che punisce e premia (…); inventato un al di là della vita (…); inventato la morale come negazione di ogni decorso naturale (…). La ragione è tolta di mezzo, tutti i motivi di agire sono ridotti alla paura e alla speranza (castigo e premio): si dipende dalla tutela dei preti, da una precisione finalistica che pretende di esprimere una volontà divina."
Nella sua complessità il pensiero di Nietzsche riconosce però l’innegabile evidenza del divenire ovvero l’impossibilità di giungere alla verità assoluta. Quindi, attraverso una lettura attenta della sua opera, si intravede il mistero permanente nelle sue considerazioni. Egli però vuole abbattere, in maniera decisa, una morale costruita su principi ambigui.
Quindi si può riassumere che la sua visione, a mio modesto parere, non consiste nella constatazione del non senso in generale, ma c’sempre un invito alla ricerca della possibilità, nel dubbio perenne, nella consapevolezza che la verità non può essere colta in una forma stabile..
Riflessioni frutto di una mente di un grande filosofo che sempre vale la pena studiare e approfondire.

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