Francesco Zambotti: AIDS solidarietà e speranza

Pubblicato il da ricarolricecitocororo - il mio canto libero

Francesco Zambotti, camilliano, educatore di frontiera, che ho avuto il piacere di conoscere, ha consacrato la sua vita alle persone in difficoltà, fondando per loro , in Italia e nel mondo, le Tende di cristo, luoghi di accoglienza familiare. Zambotti, dotato di carisma e grande personalità, ha saputo coinvolgere intorno a sé tanti volontari che lo aiutano in un opera, che ha raggiunto gli estremi confini del mondo, di solidarietà e aiuto concreto verso i più deboli.

Questione di cuore In queste pagine, asciutte e vibranti, l’Autore racconta la propria esperienza di accompagnatore ai malati di AIDS. Le immagini che scorrono nel racconto - di acuta sofferenza, di calorosa tenerezza, di accogliente solidarietà - parlano dei valori umani e spirituali che vivificano il servizio di Francesco e la dedizione dei numerosi confratelli che operano in una delle Comunità denominate La Tenda di Cristo. Come scrive nella presentazione Angelo Brusco, “l’approccio di Zambotti e della sua équipe potrebbe essere sintetizzato nell’espressione: ‘camminare insieme’. In questo viaggio, il rapporto fra accompagnatori e ospiti è caratterizzato da una grande reciprocità: tutti danno e tutti ricevono”. Uno scambio da cui nasce solidarietà autentica e che consente il fiorire della speranza. Il libro testimonia così come la morte di molti giovani malati di AIDS giunga al termine non di un buio tunnel disperato ma di un cammino di crescita, di recupero di valori prima considerati irrimediabilmente perduti, cammino e recupero resi possibili da una condivisione totale di sofferenza e speranza, di interrogativi angoscianti e di fede finalmente ritrovata. Sono pagine che, per l’esperienza da cui nascono ed il calore che le permea, hanno una voce per tutti ma in particolare per le giovani generazioni, più sensibili e più pronte ad ascoltare l’appello dei loro coetanei meno fortunati. L’editore, Piero Gribaudi, ha voluto fare una premessa a questo testo con una osservazione personale che sottolinea come l’aiuto dato a queste persone in difficoltà nasce dal cuore, senza problematicismi né troppi ragionamenti e così di esprime: “Il continuo intersecarsi, in queste pagine, di sussulti di poesia e di frammenti di cronaca forma un tessuto unico, retto da un grande amore per la vita e per la Vita. Io credo che questo nuovo pianeta dentro il nostro Pianeta che è il mondo dell’AIDS — abisso denso di significati, mistero di Giustizia e di Misericordia per ognuno singolarmente dì noi — può ricondurre a senso una Terra a brandelli solo se ne coglie il violentissimo richiamo d’Amore, quasi una disperata voce di Dio, il Suo lamento più lungo. E se vi si risponde con quello slancio d’amore impetuoso e senza remore, poetico appunto, quali il messaggio appena sussurrato in queste pagine ma penetrante come una lama al cuore. Per chi ha cuore e non si vergogna di averlo.”

Aids: paure e speranze Molte sono le vie attraverso cui viene veicolata l’informazione sull’AIDS. Accanto al resoconto drammatico — non solo verbale — di chi ne è vittima, si collocano gli studi e le ricerche degli scienziati, i resoconti dei terapeuti, la cronaca quotidiana, le chiacchiere e i pregiudizi della gente.

Ognuna di queste fonti informative ci confronta con la “dimensione notturna” dell’esistenza — la sofferenza e la morte — suscitando nel nostro spirito reazioni contrastanti. Mentre alcuni autori si sforzano di mantenere una certa neutralità emotiva, altri non esitano a demonizzare I’AIDS, ottenendo spesso il risultato di gettare nell’isolamento quanti ne sono affetti. Fortunatamente non mancano contributi che aiutano a far emergere valori positivi dal dramma umano di questa malattia. In tale linea, secondo Angelo Brusco, teologo camilliano autore della prefazione, si colloca questo testo di Francesco Zambotti. Il titolo AIDS: solidarietà e speranza indica, infatti, il punto di osservazione dal quale Zambotti intende considerare questa infermità. La riflessione di Fratel Francesco nasce da una lunga esperienza di accompagnamento di malati di AIDS nelle Tende di Cristo. Rileggendo questa esperienza — condivisa con un gruppo di religiosi camilliani e di laici — l’autore la utilizza per approfondire la conoscenza della condizione umana nei suoi aspetti affascinanti e tragici — sempre misteriosi — e per proporre momenti del progetto educativo elaborato dalla comunità terapeutica. Attraverso rapide presentazioni viene tratteggiato il cammino di crescita che molti ospiti hanno compiuto, conquistando con sofferta tenacia valori prima considerati come irrimediabilmente perduti. I valori umani e spirituali che sostanziano la filosofia delle Tende di Cristo trovano nella «comunità» l’elemento unificante. E nel clima comunitario che prendono significato non solo il lavoro, la terapia, la preghiera, ma anche aspetti di vita e di comportamento che, fuori di quel contesto, potrebbero apparire irrilevanti: i fatti ordinari dell’esistenza, le sorprese della natura, la presenza degli animali (« Ambra, un’asinella regalataci da poco, fa impazzire e ruba il cuore di simpatia »), il profumo del pane appena cotto. Il processo di recupero e di preparazione alla morte è attivato dall’atmosfera che si respira nella comunità.

Ricordi Le parole di Francesco Zambotti sono legate a esperienze vive , fatte di ricordi e legate a intense emozioni. Nella sua introduzione si comprende bene il tenore del testo fatto di pensieri che evocano rimembranze dense di poesia: “Piccole scintille di ricordi rievocano i lineamenti di una società reale ed in contraddizione, Bene e male sono destinati a vivere insieme. Un’altalena, un mare che ripete, sul bagnasciuga, un rumore sordo, un ruggito misterioso. E la nuda storia, non raccontata, di alcuni malati di AIDS che moriranno di freddo; di altri che moriranno nel tepore di una Tenda Essi hanno perso la forza, la luce, le difese, l’affetto. La loro più grande ricchezza, la sensibilità, è divenuta causa di sconfitta Questo umile lavoro è l’esperienza viva di anni di presenza tra questi fratelli sfortunati. Un contributo per comprendere e leggere più da vicino la loro storia, per aiutarci ad accettarli e amarli. Un modo concreto e vero per scoprire ancora l’ottimismo nella solidarietà e il calore della speranza, oggi.”

Luciano Voglio soffermarmi sulla storia di Luciano: "Luciano era stato trovato collassato, riverso su se stesso in uno scantinato di Milano. I ratti si erano già appropriati di un lembo d’orecchio e gli avevano rosicchiato un calcagno. Poi, la fortuna: una persona avvisa il 113. Viene dimesso dall’ospedale Sacco, se l’è cavata, ma lui è già in AIDS conclamata e non ha genitori né casa. Così lo descrive Zambotti: Occhi azzurri, immensi, volto scavato, ridotto pelle ed ossi Il suo incedere è lento ed incerto. E il benvenuto in questa famiglia. Lo salutiamo. Lui scruta il volto di ciascuno per scorgere la reazione, l’accettazione. Una sigaretta, un piccolo fagottino rimediato da Agnese, sono tutto ciò che possiede. Nella vita è solo, completamente solo. Unici compagni la sua ombra, lo specchio di una vita insulsa, la sofferenza che gli ha rifatto il volto. Ulisse, un cane randagio, sfortunato e fortunato come lui, scodinzola felice al nuovo arrivato, gli si fa sotto, quasi volesse stringere la mano ad un compagno d’avventuri Lo sguardo profondo di Luciano era un libro aperto. Rappresentava crudi ricordi del passato per tutti loro. Tutti accusarono il colpo. Lo vedevano già invecchiato, malato. L’immagine è fatta ricordate il Palio di Siena? Cavalli nervosi, lucidi e scalpitanti. In mezzo ad essi, un asinello magro e macilento, col pelo arruffato, scolorito, buono e dallo sguardo innocente. I giovani tossici sieropositivi avevano dinanzi l’immagine del loro possibile futuro. Agghiacciante. Qualcuno divenne triste e pensieroso. Il cielo cupo e freddo. La vita di Comunità si presenta dura, precisa, esigente. Luciano sente che la sua mano non chiude più. La sua vita, lentamente, ma inesorabilmente, è portata via dal vento ululante e sghignazzante. Eppure il suo focolare non è ancora spento. Sente la voglia di mettere legna sul fuoco, ma... è verde, produce fumo. Tenta di allinearsi ai cavalli scalpitanti, lui, timido e silenzioso somarello dell’Amiata. Inutilmente. Quando il furgone della Comunità è messo in moto, egli guadagna silenziosamente il mezzo per farsi un viaggetto. L’attira molto il verde dei campi- biliardo disegnati con perfezione dai diligenti contadini del luogo. Con Mauro al volante, scivola sulla stradina bianca, ingoiando una speranza. E gli occhi di bambino prendono il colore della gioia mista a tristezza. Vent’anni sparati al vento dell’incoscienza, alla ricerca, fuori di sé, di qualcosa che per mancanza di calore, non è maturato dentro. E pensa Perché? Perché gli uccellini volano e saltellano di ramo in ramo, felici, senza possedere nulla? Perché le formichine salgono la vita senza alcuna preoccupazione? Perché un bimbo muore col gattino accanto, uccisi dal gas al napalm in Irak? Perché... Ma il verde più forte è rappresentato dai puledri giunti qui dalle varie contrade d’Italia per ricostruirsi la vita. E il somarello respira giovinezza di ideali; ora, ancor più, sente il peso di non essere come loro, aitanti, robusti, padroni della vita."

Soffre in silenzio Ma, piangere a cosa serve? Una perdita di tempo. L’impegno sta nel vivere intensamente la vita. Luciano, afferma Zambotti, qui ha trovato la sua famiglia. "Quella dei puledri che gli perdonano la «fuga» di una delle sigarette contate per la giornata, o la caramella ottenuta dall’operatore. Luciano ha paura dell’acqua, sembra. E la doccia è d’obbligo quando lui va in dissenteria. L’igiene, nella Comunità, assume una grande importanza. Lui soffre il freddo più di tutti. Cerca il sole quasi fosse ossigeno per la sua pelle. Un calore di pace nell’atmosfera di amicizia che lo circonda. Ma la malattia progredisce e guadagna posizioni. Lui, quasi, non si sostiene più. La febbre lo divora e gli secca la pelle. Gli occhi, già profondi, divengono perle ancora più infossate. Non un lamento. Soffre. Tace. Si rispecchia nei ragazzi con timore. Ha paura di lasciarli, di perderli. E' il patrimonio più grande mai acquisito. Le scale che accedono alle stanze da letto sono per lui invalicabili. Se lo portano su loro, i puledri, come un fuscello nel Rio delle Amazzoni. Luciano è entrato nel cuore di tutti. Ma gli operatori, riuniti con il medico della Comunità, dovranno decidere per il ricovero. Questo Cristo dovrà salire il letto della croce, morire. E il cuore già piange per questo figlio dell’uomo che se ne andrà. Fu così. Vuoto e smarrimento. Una partenza dolorosa che aveva in sé il presagio dell’addio. Lo inghiotti l’ospedale Sacco a Milano, tre mesi dopo. Il virus assassino aveva colpito. Era la prima vittima della Tenda".

Emozioni Una pagina intensa che esprime la grandezza di queste realtà come le Tende, luoghi di accoglienza e di solidarietà che raccolgono pezzi di umanità frammentata. Uomini persi, storie desolate …. Leggendo queste pagine si sente il grido di una umanità sofferente spesso accanto a noi, di cui non ci accorgiamo o che preferiamo evitare. Il pregiudizio è a volte molto facile. Pensiamo che queste persone se l’hanno cercata … Però quando vivi sulla strada e non hai più nessuno, trovare un luogo di accoglienza diventa fondamentale e tante persone, ne ho conosciute diverse, in stato di aids conclamato hanno riacquistato speranza e, grazie alle cure, hanno continuato a vivere e credere in un futuro. La prima medicina, in questi casi, è quella di una iniezione di umanità vera, senza finzioni e di un aiuto sincero che solo le comunità riescono a dare. Il libro testimonia come la morte di molti giovani malati di Aids arrivi in un cammino di crescita, di recupero di valori prima considerati irrimediabilmente persi. La vita di questa esperienza comunitaria permette una condivisione totale di sofferenza e speranza. Sono pagine che, a mio avviso, possono essere un richiamo per ascoltare la voce di tante persone considerate ai margini di tutto.

Francesco Zambotti

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